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Influenza, 773mila contagi, quando arriva il picco: “Casi gravi tra i non vaccinati”

Pubblicato: 16/01/2026 13:22

Il segnale c’è, ma non basta ancora per parlare di svolta. Dopo settimane di crescita costante, la curva delle infezioni respiratorie acute mostra un primo rallentamento, un movimento appena percettibile che invita alla prudenza più che all’ottimismo. In questa fase della stagione influenzale, ogni variazione viene osservata con attenzione dagli esperti, consapevoli che anche un lieve calo può rivelarsi temporaneo.
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La fotografia scattata a inizio gennaio restituisce un quadro complesso, fatto di numeri che scendono lentamente ma di una circolazione virale ancora intensa. Il contesto resta fragile e condizionato da fattori esterni, come la ripresa delle attività lavorative e scolastiche dopo la pausa natalizia, che potrebbe influire sull’andamento delle prossime settimane.

I dati del rapporto RespiVirNet

Secondo il rapporto RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità, nella settimana compresa tra il 5 e l’11 gennaio 2026 l’incidenza delle infezioni respiratorie acute è scesa a 13,3 casi ogni mille assistiti, in lieve diminuzione rispetto ai 14,1 registrati nella settimana precedente. Una flessione contenuta, che non consente ancora di parlare di inversione definitiva della tendenza.

Nello stesso periodo sono stati stimati circa 773mila nuovi casi, mentre il totale dei contagi dall’inizio della stagione influenzale ha raggiunto quota 8,4 milioni. Numeri che confermano l’ampiezza del fenomeno e la pressione ancora elevata sul sistema sanitario.

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I bambini restano i più colpiti

A pagare il prezzo più alto continuano a essere i più piccoli. Nella fascia di età 0-4 anni, l’incidenza resta la più elevata, con circa 28 casi ogni mille assistiti, un dato che preoccupa gli specialisti e rafforza l’invito alla cautela.

Per gli esperti dell’Iss, è prematuro parlare di superamento del picco influenzale. Una valutazione più attendibile potrà essere fatta solo nelle prossime settimane, quando sarà più chiaro l’effetto della riapertura delle scuole e della piena ripresa delle attività sociali e lavorative.

La distribuzione regionale dei contagi

La diffusione dell’influenza sul territorio nazionale resta disomogenea. L’intensità dei contagi è molto alta in Basilicata, mentre risulta alta in Abruzzo, Sicilia e Sardegna. Un livello medio si registra in Marche, Lazio, Molise e Puglia, mentre nelle altre regioni l’incidenza resta bassa. Fanno eccezione Campania e Calabria, per le quali non sono disponibili dati aggiornati.

Questa variabilità territoriale conferma come l’andamento dell’epidemia non sia uniforme e richieda una lettura attenta delle singole realtà locali.

Test, virus circolanti e casi gravi

Sul fronte dei test, nella settimana 2026-02 il tasso di positività è stato del 39,3% tra i casi segnalati da medici e pediatri di famiglia e del 44,9% in ambito ospedaliero. Un dato che indica una circolazione virale ancora sostenuta.

Un segnale incoraggiante arriva invece dalla sorveglianza delle forme gravi e complicate, che risultano in diminuzione rispetto allo stesso periodo della scorsa stagione. Nei quadri clinici più seri, il sottotipo più frequente resta l’A(H1N1)pdm09, mentre la circolazione complessiva è dominata dall’A(H3N2), sia nella comunità sia negli ospedali.

Le analisi di sequenziamento confermano la prevalenza del subclade K per l’H3N2 e del subclade D.3.1 per l’H1N1, lo stesso dei ceppi vaccinali. Un dato rilevante riguarda la prevenzione: la maggior parte dei casi gravi interessa persone non vaccinate. Non emerge inoltre alcuna evidenza di ceppi riconducibili all’influenza aviaria.

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Il dibattito sulle terapie

Sul piano terapeutico, il confronto tra esperti resta aperto. Il virologo e senatore Andrea Crisanti invita alla prudenza, sottolineando che «siamo vicini al picco» e raccomandando di preferire l’ibuprofene, evitando l’abuso di paracetamolo, che potrebbe avere effetti tossici nel lungo periodo.

Di parere diverso Matteo Bassetti, che ribadisce l’utilità del paracetamolo nella gestione dell’influenza e indica il cortisone come opzione più efficace nei casi caratterizzati da difficoltà respiratorie.

Prudenza e attenzione nelle prossime settimane

Il calo dei contagi rappresenta un segnale incoraggiante, ma non sufficiente per abbassare la guardia. La circolazione dei virus respiratori resta elevata e solo le prossime settimane chiariranno se l’Italia ha davvero superato il momento più critico della stagione influenzale o se il rallentamento osservato è soltanto temporaneo. In questo scenario, la vigilanza resta alta e l’evoluzione dell’epidemia continua a essere monitorata con attenzione.

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