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Incendio al Constellation, i dipendenti smentiscono i titolari: “Nessuna indicazione sulla sicurezza”. Emerge un dettaglio shock

Pubblicato: 17/01/2026 19:05

Emergono nuovi e rilevanti elementi sull’incendio che nella notte di Capodanno ha devastato il Constellation di Crans-Montana, causando la morte di 40 persone. A mettere in discussione le versioni fornite dai titolari del locale, Jacques Moretti e Jessica Maric, sono ora le testimonianze di alcuni dipendenti, ascoltati nell’ambito dell’inchiesta.
Tra le deposizioni più significative c’è quella di Louise, una cameriera presente nel locale poco prima del rogo. La giovane ha ricostruito gli istanti immediatamente precedenti all’incendio, descrivendo una pratica diventata routine nelle serate del discobar.

“Tutti accendono le candele e si grida per scherzo ‘go, go, go!’”, ha raccontato.

Secondo la sua versione, non vi sarebbe mai stata alcuna formazione o indicazione sulla sicurezza legata all’uso delle candele scintillanti, al centro dell’inchiesta.
Nessuno ci ha mai detto nulla”, ha spiegato, riferendosi esplicitamente ai rischi connessi.

La fuga e il caos nei primi secondi

Quando le fiamme si sono propagate, Louise racconta di aver visto Jessica Maric allontanarsi in fretta:

“L’ho vista partire precipitosamente e prendere le scale, poi non l’ho più vista. Non so se avesse la cassa in mano”.

Un dettaglio che potrebbe risultare rilevante per chiarire la dinamica dei primi istanti dell’incendio e i comportamenti tenuti dai responsabili del locale.

I pannelli fonoassorbenti e le stecche da biliardo

Un altro punto centrale riguarda la mousse acustica installata sul soffitto, che – come mostrano numerosi video diffusi sui social – avrebbe preso fuoco in pochissimi secondi.

La cameriera ha dichiarato di non aver mai fatto particolare attenzione a quei pannelli, ma di aver notato in un’occasione un dettaglio anomalo:

“Una sera ho visto delle stecche da biliardo che tenevano la schiuma verticale contro il soffitto”.

Una circostanza confermata da un altro testimone, citato dal Corriere della Sera, che aggiunge:

“Tra stecche e mousse c’erano anche asciugamani. Il 13 dicembre ho fatto un video”.

Elementi che potrebbero suggerire una installazione improvvisata e non conforme dei materiali fonoassorbenti.

La confessione di Jacques Moretti

Secondo quanto emerso, lo stesso Jacques Moretti avrebbe ammesso agli inquirenti di aver installato personalmente i pannelli di schiuma fonoassorbente.
Materiali che, a suo dire, sarebbero stati acquistati in un negozio di bricolage del gruppo tedesco Hornbach.
Un dettaglio che apre interrogativi sulla certificazione antincendio dei pannelli e sulla loro idoneità all’uso in un locale notturno affollato.

La posizione della Procura vallese

Sul fronte giudiziario, la Procura del Canton Vallese ha risposto alle critiche sollevate dagli avvocati dei familiari delle vittime, che avevano chiesto l’arresto dei titolari non solo per il rischio di fuga, ma anche per il pericolo di inquinamento probatorio.

Secondo i magistrati, al momento:

“Abbiamo valutato che il rischio di inquinamento probatorio non sussiste”.

La Procura ha però precisato che questa valutazione potrà essere rivalutata nel caso in cui l’inchiesta venga ampliata o coinvolga altri indagati.

L’indagine resta aperta e, alla luce delle nuove testimonianze, potrebbe presto entrare in una fase decisiva.

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