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Ragazzo ucciso a scuola, parla la compagna di classe: “Tutto per quella foto, assurdo”. Il movente shock

Pubblicato: 19/01/2026 08:10

La fidanzata di Zouhair Atif rompe il silenzio e affida ai social network il suo racconto per chiarire il contesto dell’omicidio di Abanoub Youssef, detto Aba. Un intervento sentito, carico di dolore e paura, con cui la ragazza chiede rispetto, verità e collaborazione, mentre l’indagine della polizia prosegue.

Secondo quanto emerso nelle prime ore dopo il delitto, la giovane è stata già ascoltata dagli investigatori e nelle sue storie online ha lanciato un appello diretto a chiunque possa aver visto qualcosa: testimoniare è fondamentale. Allo stesso tempo prende le distanze da ogni illazione, ribadendo di non avere alcun ruolo nella vicenda e chiedendo di fermare il gossip che sta circolando attorno al suo nome.
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Le parole sui social e l’appello alla verità

La ragazza si presenta apertamente come la persona indicata da Atif come parte del movente. Una posizione che la espone a una pressione enorme, che lei stessa definisce sconvolgente. Nei suoi messaggi sottolinea di essere stata sottoposta a interrogatori e di vivere con il timore che versioni distorte dei fatti possano colpire anche la sua famiglia.

Il suo messaggio è chiaro: nessuna complicità, nessuna difesa dell’ex fidanzato, ma solo la volontà di contribuire all’accertamento della verità. Chiede rispetto per la vittima e invita a non trasformare una tragedia in uno spettacolo mediatico.

Il movente e la foto del passato

Al centro della ricostruzione c’è una fotografia risalente all’infanzia, uno scatto che ritraeva lei e Abanoub Youssef da bambini. Un’immagine innocua, legata ai ricordi delle elementari, che secondo la ragazza non aveva alcun significato sentimentale. Sarebbe stata proprio questa foto, ricevuta o vista da Zouhair Atif, a scatenare la sua reazione violenta.

Lei spiega che non esistono immagini attuali insieme alla vittima e che quello scatto non era nemmeno stato condiviso pubblicamente. Una banalità del passato, diventata però il pretesto di una furia culminata nell’aggressione avvenuta all’istituto Einaudi Chiodo, davanti a studenti e insegnanti.

Il rapporto con Atif e i segnali ignorati

Nel suo racconto emerge anche il ritratto di un ragazzo apparentemente educato, riservato, attento nei gesti quotidiani. Un giovane che leggeva molto, interessato alla poesia e alla riflessione filosofica, ma che nascondeva un lato più oscuro, segnato da gelosia e problemi di rabbia.

La ragazza ammette di aver sottovalutato quei segnali, convinta che si trattasse di insicurezze legate al primo amore. Racconta di aver cercato spesso di placare i contrasti e di essersi affidata alla tranquillità mostrata dagli adulti intorno, fino a convincersi che le sue paure fossero eccessive.

Paura, dolore e il pensiero per Aba

Ora, dopo l’omicidio, tutto appare diverso. La giovane parla al passato di Atif, come se la persona che conosceva non esistesse più. Descrive il momento come uno shock totale, accompagnato da un senso di paura profonda. Allo stesso tempo, il suo pensiero va alle famiglie coinvolte, in particolare a quella di Aba, per cui promette di lottare affinché emerga ogni responsabilità.

Prima di allontanarsi dai social, rinnova il suo appello: chi ha visto parli, chi sa scriva. Ogni dettaglio può essere decisivo. In una vicenda segnata da una morte violenta e da troppe versioni contrastanti, la richiesta è una sola: verità, senza rumore inutile.

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