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Il Donetsk in cambio di garanzie e soldi: l’offerta di Trump e il dilemma di Zelensky, nell’ora più drammatica

Pubblicato: 23/01/2026 12:28

Un accordo di pace è sul tavolo, ma la pace resta lontana. Volodymyr Zelensky ha confermato solo all’ultimo il viaggio a Davos, consapevole di trovarsi davanti a una scelta che segna uno dei passaggi più drammatici della guerra. Accettare la proposta avanzata da Donald Trump, assumendosi il rischio che le promesse americane restino sulla carta, oppure proseguire un conflitto che continua a costare decine di migliaia di vite e condizioni di sofferenza estrema per milioni di ucraini.
È questo il conflitto di coscienza che accompagna il presidente ucraino mentre i negoziati entrano in una fase decisiva.

Gli incontri di Davos e l’apertura al dialogo

Al World Economic Forum di Davos qualcosa si è mosso in modo evidente. Zelensky e Trump hanno avuto un colloquio durato circa un’ora. Nessuna firma, ma neppure una rottura. Al termine dell’incontro, il presidente ucraino ha mostrato un cauto ottimismo: i contatti tra le due squadre proseguono quotidianamente e i documenti sarebbero ormai quasi pronti.
Parallelamente, si è intensificata l’attività diplomatica americana. Gli emissari di Trump hanno incontrato rappresentanti russi e, poche ore dopo, si sono recati a Mosca per colloqui diretti con il Cremlino, mentre si prepara una nuova fase di negoziati che, per la prima volta dal 2022, vedrà russi e ucraini riuniti nello stesso edificio, ad Abu Dhabi.

I quattro documenti sul tavolo della trattativa

I negoziatori lavorano su almeno quattro testi che dovrebbero costituire l’architettura dell’eventuale accordo. Il primo è un documento di inquadramento politico generale. Gli altri tre affrontano i nodi sostanziali.
Il punto più delicato riguarda il Donbass, e in particolare la parte del Donetsk ancora sotto controllo ucraino. La proposta prevede una cessione di fatto alla Russia, pur lasciando aperta la possibilità che il territorio non venga riconosciuto come perso de iure, mantenendo uno spazio politico per una futura revisione.

Il rischio politico e strategico per Kiev

Per Zelensky questa concessione rappresenta un rischio enorme. L’opinione pubblica ucraina è in larga maggioranza contraria alla rinuncia territoriale. Sul piano militare, la perdita delle fortificazioni del Donetsk esporrebbe il Paese a nuove avanzate russe lungo una vasta pianura strategica, con il pericolo di aprire la strada verso Dnipro e, più a sud, Odessa.
Uno scenario che metterebbe in discussione la sopravvivenza dell’Ucraina come Stato indipendente, privandola dell’accesso al Mar Nero e rendendo l’economia dipendente dalle scelte di Mosca.

Le contropartite offerte dagli Stati Uniti

Per compensare la rinuncia territoriale, la proposta americana si fonda su due pilastri. Il primo è un piano di ricostruzione da circa 800 miliardi di dollari, basato su fondi pubblici e privati occidentali. Un progetto ambizioso che, al momento, resta privo di coperture finanziarie certe.
Il secondo pilastro riguarda le garanzie di sicurezza. Gli Stati Uniti offrirebbero un sostegno diretto, affiancando una presenza europea sul terreno. Un punto che solleva interrogativi cruciali sulla disponibilità della Russia ad accettare forze occidentali in Ucraina.

Una pace ancora piena di incognite

Secondo i mediatori americani, il Donetsk sarebbe l’unica vera questione aperta. Restano però numerose incertezze. Non è chiaro se e quando i fondi per la ricostruzione verranno realmente stanziati, né se Mosca accetterà un assetto di sicurezza che coinvolga l’Occidente.
Anche tra gli alleati europei prevale la prudenza. Il timore è che un accordo affrettato possa gettare le basi per un nuovo conflitto, anziché garantire una pace stabile.

Il dilemma finale di Zelensky

Per Zelensky, la scelta resta drammatica. Accettare un compromesso territoriale potenzialmente fatale sul piano politico interno, oppure proseguire una guerra logorante senza una prospettiva chiara di vittoria. Il presidente ucraino si muove su un crinale strettissimo, consapevole che qualunque decisione avrà conseguenze storiche. Il negoziato prosegue, ma il dilemma morale e politico resta, per ora, completamente aperto.

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