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Sanremo 2026, i primi ascolti in anteprima: cosa funziona, cosa no, e cosa potrebbe sorprendere

Pubblicato: 26/01/2026 17:00

La sessione degli ascolti dei 30 brani in gara mostra un Festival che non rinnega la sua identità: pop predominante, qualche incursione urban misurata, ritorni cantautorali più o meno ispirati e un paio di tentativi dance per tenere alto il ritmo televisivo. I veterani puntano sulla firma riconoscibile, i giovani cercano equilibrio tra autenticità e mercato, e quasi tutti evitano il rischio vero. Composizioni corrette, testi spesso autobiografici, produzioni curate ma poco radicali: un Sanremo che punta più sulla tenuta che sul colpo di teatro. Qualche sorpresa c’è, ma il campo si leggerà davvero solo sul palco, con voce, orchestra e pubblico.

Tommaso Paradiso – I romantici
Esordio all’Ariston ma zero rivoluzioni: I romantici suona esattamente come un pezzo di Paradiso deve suonare. Le voci di bambini in apertura danno un tono domestico, quasi da foto di famiglia, e il testo si muove tra dedica sentimentale e malinconia luminosa, probabilmente verso figlia e compagna. Il pop è morbido, la produzione è pulita e calibrata, senza strappi e sorprese. Funziona perché è coerente, non colpisce perché non rischia.
Voto: 6

Malika Ayane – Animali notturni
Malika salta la ballad e si butta su un midtempo anni ’80 firmato Merk & Kremont, con penna di Edwyn Roberts. Gli arrangiamenti portano in una “giungla” retrò, con synth morbidi e groove incalzante che lavora bene con la voce. Una scelta diversa per lei, più fisica e meno contemplativa, che dà dinamica ma non un vero ritornello killer. L’idea c’è, la zampata manca.
Voto: 5.5

Sayf – Tu mi piaci tanto
Sayf fonde street-rap e cantautorato con un taglio che cita apertamente Luigi Tenco e un immaginario popolare. Il testo ha un cuore sociale sincero: “Noi siamo tutti uguali…” sintetizza bene la dimensione umana del brano, che non vuole stupire ma raccontare. Produzione sobria, voce credibile, messaggio pulito. Non clamoroso ma significativo.
Voto: 6.5

Patty Pravo – Opera
Ballata orchestrale firmata da Giovanni Caccamo, costruita come una romanza contemporanea. Le frasi “Cantami ancora il presente…” e “Io sono Musa…” delineano un autoritratto artistico consapevole, quasi epico. Orchestrazione ricca, postura teatrale e perfettamente nelle sue corde. Manca però la spada melodica che ti trafigge al primo ascolto: più forma che impatto.
Voto: 6.5

Luchè – Labirinto
Urban emotivo su relazioni tossiche, con firme di Tropico e Zef. Il brano si muove tra pensieri ossessivi e autocoscienza, con linee che marcano il perimetro. Produzione attuale e voce trattata bene, ma dinamica piatta e refrain che non cambia la partita. Solido, non memorabile.
Voto: 6

Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Pop sentimentale con impronta cinematica e un immaginario quasi Disney anni ’10. La voce è guidata bene e il testo lavora sull’intimità, ma la costruzione resta eterea e poco incisiva. Elegante, ma evapora in fretta: niente incisione, niente sorpresa, niente svolta.
Voto: 5.5

Francesco Renga – Il meglio di me
Renga sfrutta di nuovo la combinazione ballata + voce, con inciso che apre e il resto che accompagna. Immagini di introspezione (“Capita che sorride anche una lacrima”) che funzionano, ma struttura statica e pathos tutto nella timbrica. Manca uno shift armonico per fare il salto.
Voto: 5.5

Ditonellapiaga – Che fastidio!
La penna di Margherita Carducci torna sorprendente: ironia, ritmo e un midtempo velocissimo con pause che valorizzano la voce. La frase “Io non so più cos’è normale…” dà il mood giusto per il 2026. Produzione curata, identità forte, orecchiabilità senza banalità. Una delle poche hit potenziali.
Voto: 7.5

Leo Gassman – Naturale
Ballad “giovane”, nostalgica e pop. L’immagine dell’eyeliner e degli occhi lucidi suggerisce malinconia realistica, ma la forma è molto tradizionale. Voce pulita, esecuzione corretta, riascoltabilità medio-bassa: resta in comfort zone dall’inizio alla fine.
Voto: 5.5

Sal Da Vinci – Per sempre sì
Pop-dance mediterraneo costruito per far ballare il teatro. L’intenzione scenica è evidente, e la produzione di Merk & Kremont lo rende fresco pur restando un classicone. Genuino, funzionale, leggero: prodotto coerente che farà la sua figura senza lasciare scie.
Voto: 6

Levante – Sei tu
Brano intimo, immagini semplici e vocalità emotiva più che spettacolare. La frase “Ah se potessi vederti coi miei occhi…” porta dentro un mondo personale, ma manca un refrain iconico e una svolta melodica. Identità chiara, sorpresa poca.
Voto: 6

Tredici Pietro – Uomo che cade
Struttura atipica che si apre sul refrain e mescola urban e pop con credibilità. La presenza di Dimartino si sente nelle sfumature melodiche. Non è la solita prova da figlio d’arte: c’è ricerca e c’è identità in costruzione. Tra i giovani, uno dei più interessanti.
Voto: 6.5

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Ballata cantautorale firmata con Pacifico, con racconto di vita che si apre lentamente fino allo special. Elegante e limpida, ma lineare: resta al suolo invece di spiccare, in paradosso con il titolo. Rispetta, non sorprende.
Voto: 5.5

Samurai Jay – Ossessione
Latin-pop con accento urbano e poca parte rap. L’immagine “Ti amo solo di venerdì” è carina e televisiva, ma struttura basica e groove dominante. Traccia da spiaggia fuori stagione: funziona sul pubblico giovane ma non regge nel contesto orchestrale.
Voto: 5

Serena Brancale – Qui con me
Brano intimo e vocalmente solido, scritto con Fiat131 e Mineo. È una lettera emotiva che punta sulla voce, che probabilmente renderà più dal vivo. Manca però un guizzo melodico iconico: elegante e controllata, forse troppo.
Voto: 6

Arisa – Magica favola
Ritorno autobiografico che attraversa età, famiglia e ricerca di pace interiore. La frase dei trent’anni e dei quarant’anni ha peso emotivo, ma musicalmente è fragile: più bel racconto che bella canzone. Una fotografia, non un singolo.
Voto: 6

Nayt – Prima che
Rap vero, con scrittura personale e produzione Zef. Barre pulite e tono serio, senza ammorbidimenti per piacere al pubblico generalista. Ottimo per identità, meno per apertura mainstream. Chi lo segue sarà contento.
Voto: 6.5

Dargen D’Amico – AI AI
Mischia pop, dance e intelligenza artificiale con il solito gioco linguistico. Ironico, mobile, ma meno brillante del suo standard e senza punchline memorabile. Divertente sì, decisivo no.
Voto: 5.5

Raf – Ora e per sempre
Brano autobiografico sulla sua relazione storica, romantico in stile old-school. Timbro riconoscibile, ma arrangiamento lineare e poco dinamico. Piace ai nostalgici, non sposta gli altri.
Voto: 5.5

LDA & Aka Seven – Poesie clandestine
Duo napoletano su amore viscerale e ritmo semplice. C’è energia, c’è fisicità, ma sul piano della scrittura è basico e intercambiabile. Non brutto, non necessario.
Voto: 5

Bambole di Pezza – Resta con me
Rock femminile con venature romantiche, firmato con Nesli e Borrelli. Pulito, ben cantato, messaggio chiaro. Resta però più da club indie che da palco Ariston. Buona prova, impatto medio.
Voto: 6

Fulminacci – Stupida sfortuna
Autobiografico, cantautorale, indie nei dettagli più che negli slogan. C’è ironia sottile, c’è verità, e la melodia inciampa volutamente rendendolo umano. Tra i pochi con stile e scrittura.
Voto: 7

Ermal Meta – Stella stellina
Brano che parla di guerra e attualità senza nominare luoghi, con musica mediorientale e produzione Dardust. Tema forte, scrittura precisa, emozione più nel contenuto che nel ritornello. Trattenuto.
Voto: 6.5

Elettra Lamborghini – Voilà
Testo sulla celebrazione della vita, attitudine da party e citazione alla Carrà. Pop-dance prevedibile ma funzionale al contesto: per i social è già perfetto. Per Sanremo, leggero.
Voto: 6

Chiello – Ti penso sempre
Indie nostalgico che sembra uscire da 15 anni fa, nel senso buono. Scrittura timida ma efficace, voce che si incastra nel semi-lo-fi. Sorpresa credibile, non forzata.
Voto: 6.5

Eddie Brock – Avvoltoi
Pop-indie con venature cantautorali e immagini emotive che funzionano. Identità però in definizione: sembra un mosaico di influenze italiane recenti. Piacevole, poco personale.
Voto: 6

Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta
Brano luminoso, coerente con il loro percorso artistico, tra cantautorato pop e intimità condivisa. Scrittura pulita e messaggio non ruffiano. Potrebbe crescere molto dal vivo.
Voto: 7

Fedez & Masini – Male necessario
Pop-rap con beat solido e testo che gioca su pubblico, giudizio e autorappresentazione. La frase “La gente pudica giudica…” dà il tono. Funziona come prodotto, meno come emozione. Ben fatto, non colpisce.
Voto: 6

Michele Bravi – Prima o poi
Monologo emotivo sull’inadeguatezza e sul dopo di un amore. Voce fragile, testo curato, produzione che lascia spazio al respiro. Uno di quei brani che dal vivo piano-voce può fare molto male. Sincero.
Voto: 6.5

J-Ax – Italia starter pack
Manuale ironico sull’Italia tra country e pop, con immagini divertenti e linguaggio riconoscibile. Idea buona, riascoltabilità limitata: dopo due ascolti la sorpresa svanisce. Funziona in tv, meno in cuffia.
Voto: 5

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