
L’Italia riscrive la storia dello short track e lo fa con una gara perfetta nella staffetta mista, diventata ormai uno degli eventi più spettacolari del programma olimpico. Sul ghiaccio arriva un oro olimpico che profuma di capolavoro tecnico e di impresa collettiva.
Al centro della scena c’è ancora lei, Arianna Fontana. A 35 anni, la campionessa valtellinese conquista la dodicesima medaglia a cinque cerchi della carriera, avvicinandosi a un primato storico per lo sport italiano, quello detenuto dallo schermidore Edoardo Mangiarotti. Un traguardo che certifica una longevità agonistica fuori dal comune e un peso specifico enorme nelle gare che contano.
In pista con lei, una squadra compatta e lucida: Pietro Sighel, Thomas Nadalini ed Elisa Confortola, con il contributo nei turni precedenti di Luca Spechenhauser e Chiara Berti. Un gruppo che ha saputo gestire pressione e ritmo in una gara tattica, nervosa e velocissima.
Le grandi favorite della vigilia, come Paesi Bassi e Corea del Sud, escono di scena in semifinale tra cadute e contatti. In finale, gli azzurri diventano subito il punto di riferimento, interpretando al meglio un format che prevede due frazioni a testa: prima da due giri e mezzo, poi da due, per un totale di 18 tornate e 2000 metri da percorrere sempre al limite.
La svolta arriva a metà gara. È Fontana a inventare il sorpasso chiave sulla formazione cinese, infilando lo spazio giusto in uscita di curva con una traiettoria pulita e coraggiosa. Da quel momento l’Italia prende il controllo, alternando cambi rapidi e linee precise, senza concedere varchi agli avversari.
Nel finale, tocca a Sighel difendere il vantaggio. L’ultimo giro è una questione di nervi e resistenza lattacida, ma l’azzurro tiene la posizione, resiste al rientro degli inseguitori e taglia il traguardo in testa. È il sigillo su una gara che unisce strategia, talento e sangue freddo.
Per lo short track italiano è una conferma di eccellenza, per Arianna Fontana l’ennesima pagina di una carriera irripetibile, per l’Italia un oro che pesa, emoziona e rafforza una tradizione ormai consolidata sul ghiaccio olimpico.


