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Gratteri e il referendum, Di Pietro lo accusa: “Parla alla pancia e usa una tecnica precisa”

Pubblicato: 14/02/2026 14:23

Quando Nicola Gratteri interviene nel dibattito pubblico, non lo fa mai per caso. Ogni parola, ogni polemica, ogni frase destinata a dividere risponde a una logica precisa. Ne è convinto Antonio Di Pietro, che in un’intervista a Ginevra Leganza sul Foglio analizza senza attenuanti il comportamento del procuratore di Napoli, finito al centro delle polemiche dopo le sue dichiarazioni su chi voterà Sì al referendum sulla giustizia di marzo. In sostanza, parole che lasciavano intendere che chi sostiene la riforma non sarebbe una persona perbene. Il giorno successivo, Gratteri ha parlato di fraintendimento, attribuendo il caso all’interpretazione di un giornale calabrese. Ma per Di Pietro non si tratta di un incidente né di un equivoco: è una strategia consapevole.

Secondo l’ex magistrato di Mani Pulite, oggi fuori dalla magistratura, Gratteri utilizza una tecnica precisa per orientare l’attenzione pubblica. «Parla alla pancia dell’opinione pubblica. La sua logica è: purché se ne parli, a prescindere dal merito», spiega Di Pietro. Il punto, dunque, non è il contenuto delle dichiarazioni, ma l’effetto che producono. «L’obiettivo è che sulle sue parole si ritorni, amplificandone l’effetto – spiega Di Pietro – È una tecnica». Una dinamica che, secondo lui, serve a generare reazioni, polemiche e visibilità, alimentando un circuito mediatico che rafforza la posizione di chi lo innesca.

La tecnica del protagonismo e il potere mediatico

Di Pietro respinge l’idea che dietro questo comportamento ci sia un progetto politico diretto. Non sarebbe necessario, perché il potere di un magistrato può essere persino superiore a quello di un rappresentante eletto. «Un magistrato ha più potere di un qualsiasi politico», afferma. Il vero punto, dunque, non sarebbe la carriera, ma il controllo del dibattito pubblico e della percezione collettiva. Anche gli episodi più controversi, come la polemica sull’intervista di Giovanni Falcone, vengono letti come parte di questa dinamica. «Anche qui: lui non butta la palla a caso, ma in mezzo al campo. Di modo che tutti, poi, ci corrano su a giocare. È un uomo molto intelligente, mi creda».

La critica si estende anche ai metodi investigativi e all’approccio complessivo. Pur riconoscendo l’impegno nella lotta al crimine organizzato, Di Pietro solleva una contestazione netta sul piano operativo. «La sua è stata una pesca a strascico che ha tirato dentro tanti innocenti». Una frase che colpisce il cuore della questione: non solo il modo di comunicare, ma anche il modo di esercitare il potere giudiziario.

«Sa che verrà creduto a prescindere»

Il passaggio più duro riguarda il rapporto tra Gratteri e la propria credibilità pubblica. Secondo Di Pietro, il procuratore agisce con la consapevolezza che le sue parole avranno comunque un impatto decisivo. «Non c’entra la vergogna – risponde l’ex pm – Soprattutto perché non si prova vergogna quando s’è raggiunto, come lui, uno stato di grazia». Una condizione che, nella sua lettura, trasforma ogni dichiarazione in un atto dotato di forza autonoma.

La critica diventa ancora più esplicita quando affronta il tema della verità delle affermazioni. «Gratteri non ha vergogna di quel che dice, anche se dice il falso, perché sa che verrà creduto a prescindere». Non si tratta, quindi, solo di protagonismo o esposizione mediatica, ma della consapevolezza di poter orientare il dibattito pubblico senza pagare il prezzo del contraddittorio.

La conclusione è una definizione che riassume il giudizio complessivo. «Lui è un protagonista, indubbiamente. Ma si ammanta anche di protagonismo, per far parlare di sé. La differenza tra i due elementi è sottile». Una distinzione che separa il ruolo reale dall’immagine pubblica, e che secondo Di Pietro spiega perché ogni intervento di Gratteri finisca per diventare un evento politico, mediatico e simbolico, ben oltre il merito delle questioni sollevate.

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