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“Fuori dalla Olimpiadi”. La campionessa italiana esclusa dai Giochi: la notizia poco fa

Pubblicato: 17/02/2026 15:04

Le Olimpiadi invernali entrano nella fase più tesa e, mentre l’Italia cerca medaglie e certezze, una storia dal retrogusto amaro scuote il biathlon azzurro. Perché non sempre il “via libera” coincide con un vero ritorno in gara.
Al centro del caso c’è un’atleta riammessa alle competizioni dopo una sospensione per positività al letrozolo, ma rimasta comunque fuori dai Giochi. Una vicenda che mescola sport, burocrazia e scelte tecniche, e che oggi diventa un piccolo simbolo di quanto possa essere sottile la linea tra assoluzione e opportunità.

Un ritorno possibile, ma solo sulla carta

Il suo nome era tornato a circolare con forza dopo la pronuncia del Tribunale Nazionale Antidoping, che l’aveva riammessa alle competizioni. Formalmente, quindi, la porta era di nuovo aperta: stop archiviato, possibilità di rientrare nel gruppo, speranze riaccese.
Eppure quel rientro non si è tradotto in una convocazione effettiva per le Olimpiadi. Il punto, per molti, è proprio qui: come si può passare dall’idoneità al “non partirai” nel giro di pochi giorni?

Rebecca Passler in una foto durante una competizione di biathlon

La decisione della FISI, il motivo

Per la staffetta femminile 4×6 km l’Italia si presenta con un ordine già definito: Hannah Auchentaller, Dorothea Wierer, Michela Carrara e la campionessa olimpica Lisa Vittozzi. Nessun cambio in corsa, nessun colpo di scena: la scelta dei tecnici è stata netta.
Secondo quanto filtra dagli ambienti federali, l’atleta sarebbe stata comunque una “riserva”. Da qui, la linea di chiusura: niente inserimenti last minute, niente scossoni in una fase in cui ogni dettaglio pesa sui risultati.

Tra prudenza e tempistiche: il nodo che alimenta la polemica

La Fisi avrebbe prima ritardato da venerdì a lunedì l’inserimento ufficiale in squadra, evitando così la partecipazione alle prove individuali. Poi la scelta più prudente: non compromettere l’assetto olimpico e non “infastidire” la federazione internazionale.

Il commissario tecnico, Markus Hofer, aveva spiegato: “Rebecca non si è potuta allenare, e quindi le sue condizioni vanno verificate”. Una frase che suona come cautela, ma che per molti non basta a spiegare un’esclusione totale quando il contesto regolamentare sembrava essersi chiarito.

Rebecca Passler ritratta in gara con la divisa della nazionale italiana

Il ricorso vinto e l’ipotesi contaminazione

Già nei giorni della sospensione, la vicenda si era tinta di solidarietà. Alla notizia della positività, il presidente federale Flavio Roda aveva espresso vicinanza all’atleta. E dopo la decisione che la scagionava, aveva parlato di “piacere per l’esito del ricorso che consente il ritorno dell’atleta in squadra”.

Il ricorso era stato vinto dimostrando che si era trattato di una contaminazione: un cucchiaio di Nutella prelevato dal barattolo utilizzato dalla madre malata di tumore avrebbe causato la presenza della sostanza vietata. Una spiegazione che aveva portato alla riabilitazione sportiva, ma non al rientro olimpico.

Via libera internazionale, ma stop interno

Anche il Comitato Olimpico Internazionale e la federazione internazionale di biathlon, la International Biathlon Union, avevano dato l’ok a un ritorno immediato. Questo avrebbe consentito all’atleta di disputare la prova individuale e tentare la qualificazione alla sprint, scenario considerato alla portata.

Eppure, dai vertici federali sarebbe arrivato ai tecnici un segnale contrario al reinserimento. Una scelta che, secondo quanto riportato, Roda ha preferito non commentare con il Corriere, lasciando spazio a interrogativi e letture diverse sul peso delle decisioni interne.

Rebecca Passler durante un momento di allenamento in pista

Il nome e l’effetto beffa: “riammessa, ma non convocata”

Solo ora si può pronunciare con chiarezza: è Rebecca Passler l’atleta italiana che, nonostante l’assoluzione e il via libera internazionale, non parteciperà alle Olimpiadi. Una beffa che pesa come una condanna sportiva, proprio nel momento in cui la sua posizione era stata chiarita.

Riammessa, aggregata, ma non convocata: la storia resta lì, sospesa tra regole, opportunità e scelte di campo. E per l’Italia del biathlon si chiude come uno dei capitoli più amari di questi Giochi, con molte domande che difficilmente si spegneranno in fretta.

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