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Bimbo con il cuore bruciato, il dolore della famiglia: “I nostri altri figli non sanno nulla”

Pubblicato: 18/02/2026 15:57

Il dramma che si sta consumando nelle corsie dell’ospedale Monaldi di Napoli ha raggiunto il suo punto di rottura più doloroso. Per il bimbo di due anni e mezzo, vittima lo scorso dicembre di un trapianto con un organo risultato danneggiato durante il trasporto, le speranze si sono quasi del tutto spente. Il comitato di esperti nazionali, riunito per valutare un possibile secondo intervento, ha espresso parere negativo: una decisione che pesa come un macigno e che sembra tracciare un confine netto tra il desiderio di cura e l’accanimento. «Fare il suo bene può voler dire ammettere che non c’è nulla da fare», trapela amaro dagli ambienti ospedalieri. Il cuore, a questo punto, andrà ad un altro bambino.

L’Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli rende noto che “si è concluso il consulto tra esperti provenienti dalle principali strutture sanitarie del Paese che si occupano di trapianto di cuore pediatrico. Un confronto collegiale che ha consentito una valutazione condivisa quanto più completa e ampia possibile. Alla luce delle valutazioni effettuate al letto del paziente e sulla base degli ultimi esami strumentali, si è stabilito che le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto”. La Direzione Strategica “ha provveduto ad informare il Centro Nazionale Trapianti ed esprime la più sincera vicinanza alla famiglia, prontamente informata, in questo momento così difficile”.

L’avvocato: “se è finito momento della speranza, è iniziato quello della responsabilità”

Spiega l’avvocato Francesco Petruzzi, legale di Patrizia, la madre del piccolo: “La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà, gliel’hanno detto gli esperti. Devo esser forte: ha commentato così”.

La signora Patrizia – chiarisce l’avvocato – “ha appreso la brutta notizia da un team di medici che vengono da tutta Italia, i maggiori esperti: non abbiamo motivo di contraddire. In ogni caso, dobbiamo vedere un attimo la documentazione, la relazione. Adesso devo prendere le carte e studiarle, perché se è finito il momento della speranza, inizia quello delle responsabilità“.

“mio marito è molto provato, non si fa vedere perché ha un carattere molto diverso dal mio” diceva martedì sera la signora Patrizia che è mamma di altri due bambini di 5 e 11 anni “ma a loro di tutto questo non abbiamo detto nulla, vogliamo tutelarli e facciamo il possibile per farlo”.

Protocolli e criteri: perché il “no” degli esperti

La decisione dell’Heart Team e del pool di esperti giunti da tutta Italia non è stata presa alla leggera. Sul tavolo c’era la disponibilità di un nuovo cuore, ma a pesare tragicamente sono state le condizioni generali del piccolo dopo due mesi di circolazione extracorporea Ecmo. Secondo i protocolli del Centro nazionale trapianti, i fattori determinanti sono il tempo in lista d’urgenza, il peso corporeo e la compatibilità sanguigna. Sebbene il bambino rientrasse nella “Classe 1 di emergenza nazionale”, il suo quadro clinico complessivo è stato giudicato troppo fragile per reggere un nuovo, invasivo intervento chirurgico.

Mentre gli ispettori del Ministero della Salute lavorano per ricostruire l’incredibile errore del primo trasporto, l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha rivelato i momenti di altissima tensione vissuti nella notte di martedì: «Ero al telefono con i Nas per chiedere che venissero subito con secchio e paraffina per sequestrare il cuore, nel caso ci fosse stato un espianto». Parole che raccontano una battaglia legale parallela a quella per la vita, in un clima di sospetto e disperazione.

Ora l’organo disponibile verrà destinato ad altri piccoli pazienti in attesa, secondo criteri di compatibilità e urgenza. Per il bimbo del Monaldi resta il silenzio di una prognosi che non lascia via d’uscita.

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Ultimo Aggiornamento: 18/02/2026 23:24

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