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Il fratello di Franzoso contro Franzoni: “Non venne al funerale”

Pubblicato: 18/02/2026 19:45

Si accende la polemica sui social attorno al ricordo di Matteo Franzoso, lo sciatore italiano morto in Cile nel settembre 2025. A far discutere è stato un messaggio pubblicato da Michele Franzoso, fratello dell’atleta, che in un reel su Instagram ha contestato apertamente chi si sarebbe definito “fratello” di Matteo, sottolineando la propria presenza al funerale e alludendo a presenze ritenute improprie nel racconto pubblico del lutto.

Il riferimento, secondo molti utenti, sembrerebbe riguardare Giovanni Franzoni, amico e collega di Matteo, che negli ultimi mesi ha più volte dedicato i suoi successi sportivi allo sciatore scomparso. Tra questi, le vittorie in SuperG a Wengen e nella discesa di Kitzbuhel, oltre all’argento nella discesa a Milano-Cortina 2026. Franzoni si è anche tatuato il numero “28″51”, ultimo intermedio registrato da Franzoso prima del tragico incidente.

Nel video diventato rapidamente virale, Michele Franzoso ha definito la situazione una “mancanza di rispetto” e un atteggiamento “egoista”, chiedendo chiarimenti sull’identità di chi avrebbe utilizzato espressioni ritenute inappropriate nel rapporto con il fratello scomparso.

Sotto il post è intervenuto anche Alessandro Franzoni, fratello gemello di Giovanni e istruttore di sci, con un lungo commento rivolto alla madre di Matteo, intervenuta a sua volta sui social. Nel messaggio, Alessandro ha difeso l’operato del fratello, sostenendo che la prosecuzione dell’attività agonistica e le dediche pubbliche sarebbero legate alla volontà di onorare la passione condivisa con Matteo e di ricordarne la figura nel modo che ritiene più autentico.

Il commento sottolinea come ognuno viva il lutto in maniera diversa e come le vittorie sportive possano rappresentare, per alcuni, un modo per portare avanti il nome e il ricordo di una persona cara. Allo stesso tempo, il tono del botta e risposta social ha contribuito ad alimentare tensioni e divisioni tra le parti coinvolte.

La vicenda evidenzia il delicato equilibrio tra memoria, dolore privato e dimensione pubblica del ricordo, soprattutto quando la figura scomparsa appartiene al mondo dello sport e continua a essere celebrata attraverso risultati e dediche agonistiche. In questo contesto, la discussione si è rapidamente trasformata in un caso mediatico, con reazioni contrastanti tra sostenitori delle diverse posizioni e un acceso dibattito sul rispetto del ricordo e sulla gestione pubblica del dolore.

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