Caso Vannini, la testimonianza del medico bracca i Ciontoli

Il processo d’appello per l’omicidio di Marco Vannini porta nuove speranze per la famiglia del ventenne, ma al contempo risveglia inevitabilmente ricordi e dolori per i genitori di Marco e tutti coloro che lo amavano.

Le parole lette da Federico Ciontoli in aula, qualche giorno fa, hanno profondamente colpito chi le ha ascoltate. Non c’è stato nessun dietrofront da parte del giovane, che anzi ha dichiarato di non essere pentito dei suoi gesti di quella maledetta notte ed ha invece detto che, se tornasse indietro, rifarebbe tutto come allora. Tali affermazioni hanno provocato un grande sdegno nella madre di Marco, Marina Conte, che dopo l’udienza è stata intervistata da Quarto Grado ed ha raccontato cosa pensa delle parole di Federico Ciontoli.

Federico: “Davvero potevo agire in modo diverso?”

Dopo tanti anni e una condanna per omicidio colposo, Federico Ciontoli ha garantito di sentirsi comunque nel giusto. Sentitosi lui stesso in dubbio in un primo momento, ha garantito in udienza di non avere perplessità comportamento che ha tenuto la notte che Marco è stato ucciso: “Quando seppi di essere stato indagato, fu per me un fulmine a ciel sereno.

Davvero potevo agire in modo diverso? Iniziai a ricostruire le condizioni di quella maledetta sera, a rileggere le mie parole e per un lungo periodo ho visto crollare tutte le sicurezze che avevo”. Ha negato, dunque, di essere stato consapevole del fatto che Marco fosse in procinto di morire: “Non avrei mai potuto sapere una cosa del genere e non fare niente”.

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La famiglia Ciontoli, Viola Giorgini e Marco Vannini

Marina Conte: “Mi fa pena”

Sono dure ma sentite le parole che la madre di Marco pronuncia, dopo aver ascoltato gli appelli di Federico Ciontoli: “E quando Marco gridava?

Le urla disumane di mio figlio, che hanno sentito anche i vicini? E quando è entrato in bagno e ha visto Marco sanguinante perché non dimentichiamo che mio figlio ha perso 1 litro e mezzo-2 litri di sangue e questo è agli atti? E quando ha chiamato l’ambulanza e lui proprio dice ‘c’è un ragazzo che sta male non respira più’ e questo conferma che lui sapeva benissimo che mio figlio era grave”.

Dopo la telefonata, secondo Marina Conte, c’è stata una vera e propria pianificazione: “Hanno riattaccato il telefono, si sono messi d’accordo, hanno scelto di guardare i loro interessi e da lì in poi mio figlio non esisteva più per loro. Per cui a me questo ragazzo fa pena, per me è patetico. Ora, rimane solo la grande voglia di avere giustizia per il proprio figlio: “Per me è un grande dolore sapere che mio figlio si poteva salvare, e non l’hanno fatto, per tutte le menzogne che ci hanno detto e per come ci hanno preso in giro”.

vannini e mamma

Marco Vannini insieme alla madre Marina