theresa may

Sono state 24 lunghissime ore per Theresa May, il primo ministro britannico che solamente ieri ha dovuto assistere al voto contrario del Parlamento di fronte all’accordo tra la stessa May e l’Unione Europea sulla Brexit. Contrariamente a quanto prospettavano in molti, la testa della May non è caduta a terra.

La Brexit fa tremare la May ma il governo rimane in piedi

Tantissima paura ma da qualche minuti si tratta di passato. È stata una lunghissima giornata per Theresa May che per ore ed ore ha vacillato nel buio senza avere la certezza di farcela.

Sono passate poco più di 24 ore dal voto contrario emesso dal Parlamento britannico in relazione all’accordo di Theresa May, stipulato con l’Unione Europea in ambito di Brexit. Voti che più di tutti hanno messo in difficoltà il primo ministro britannico,  ancor più di quanto accaduto il 12 dicembre scorso quando è parso che la May fosse stata abbandonata dal suo stesso partito. Anche questa volta, Theresa May ha rischiato il peggio.

theresa may

Theresa May da pochi minuti confermata primo ministro con la fiducia della Camera

325 contro 306, la leadership è salva

Tutto si è incrinato per la May quando Jeremy Corbyn, il leader dell’opposizione, ha deciso di presentare la sua mozione di sfiducia nei confronti della May poco dopo la bocciatura parlamentare sugli accordi per la Brexit.

Dopo aver dovuto fare i conti con quello che avrebbe potuto segnare del tutto il suo collasso, tra i più severi di tutta la storia politica britannica, Theresa May è riuscita ad ottenere questa sera la fiducia alla Camera. L’accordo per la Brexit non piace e non soddisfa le aspettative non solo dell’opposizione ma anche dei sostenitori stessi della May ma permangono comunque ragioni più forti per volerla nonostante tutto alla guida.

Togliere la fiducia alla May, in termini pratici, avrebbe significato un nuovo ciclo di elezioni, che in un momento così delicato e particolare il Parlamento inglese non vuole concedersi. Ad aggiungersi a ciò il dovere di intervenire su un tema così particolare come quello della Brexit, per molti “un danno” a cui nessuno potrà mai porre rimedio se non il suo stesso artefice.