migranti

Solo lo scorso fine settimana, l’Italia e l’Europa hanno guardato a cosa accadeva in mare facendone un nuovo tema di scontro. Prima un barcone è naufragato causando la morte 117 persone, tra questi pare ci fossero 10 donne e 2 bimbi; solo qualche ora dopo, un barcone di avaria inviava sos, le persone a bordo spiegavano di stare morendo congelate, le condizioni meteo non era favorevoli, alla fine sono intervenute dopo ore le milizie libiche per riportarli indietro. Il Corriere della Sera, attraverso un suo inviato in Libia, ha ricostruito le ore prima che quegli uomini e quelle donne.

Costretti ad imbarcarsi

A raccontare cosa è accaduto in Libia è Hamido Mussa, 31 anni: “C’erano onde alte oltre un metro sin sulla spiaggia e al largo il vento teso increspava i cavalloni. La temperatura era gelida. Assurdo imbarcarci, sembrava un suicidio. Alle due della mattina di domenica 20 gennaio però quei criminali ci hanno costretti. Erano otto uomini con abiti civili e il mitra in mano. Minacciavano di uccidere chiunque si fosse opposto. Non che io non volessi partire per l’Italia.

Però avrei preferito aspettare che il mare si calmasse e una temperatura meno rigida. Ma non hanno concesso alcuna possibilità. Mi avrebbero sparato“.

Libia: migranti costretti ad imbarcarsi dalle milizie

Foto di repertorio

Cosa c’è dietro le partenze?

Perché i migranti vengono costretti a imbarcarsi? Il Corriere spiega come la situazione libica sia alla base delle partenze. Fayez Sarraj e Khalifa Haftar hanno dato il via a un dialogo che non piace alle milizie di Misurata. La loro opposizione viene punita da Sarraj con il taglio degli stipendi, ma sembra che i miliziani abbiano trovato un nuovo modo per ottenere denaro: far pagare i migranti.

Le persone verrebbero prima incarcerate per ottenere soldi dalle loro famiglie, e poi costretti ad imbarcarsi in quei viaggi che stanno rendendo il Mediterraneo una tomba.

Libia: migranti costretti ad imbarcarsi dalle milizie

Immagine di repertorio