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Sono fortissime le parole scelte da Raffaele Sollecito e che giungono a qualche ora dalla decisione cruciale presa dalla Corte Europea che ha deciso di condannare l’Italia che, parlando dell’omicidio di Meredith Kercher e del conseguente processo ad Amanda Knox, avrebbe violato il diritto di un equo processo.

Strasburgo condanna l’Italia: processo non equo

A distanza di poche ora dalla decisione di Strasburgo, a parlare è Raffaele Sollecito. Insieme ad Amanda Knox fu uno dei principali indagati per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto il 1 novembre del 2007. Giusto ieri, 24 gennaio, la Corte Europea di Strasburgo ha deciso di condannare l’Italia, accusata di aver violato i diritti di quello che si dovrebbe definire un equo processo.

Fin da subito di fatto Amanda Knox, condannata in appello e poi assolta in Cassazione, aveva deciso di denunciare quanto accaduto durante il suo primo interrogatorio avvenuto il 6 novembre.

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Amanda Knox e Raffaele Sollecito pochi giorni dopo l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto il 1 novembre a Perugia

Un risarcimento da 18mila euro per la Knox

Quel giorno la Knox, davanti alla legge, era solamente una persona informata dei fatti.

Non venne però trattata come tale: fu proprio la Knox a raccontare di essere stata schiaffeggiata e sottoposta a pressione psicologica, abbandonata alle parole di un interprete che aveva più cura di calcare e riportare una precisa versione dei fatti più che le parole, per filo e per segno, della ragazza. Il trattamento riservato alla Knox dalla polizia italiana, in piena violazione di quelli che erano i suoi diritti, si traduce oggi in un risarcimento da oltre 18mila euro, precisamente 18.400.

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Amanda Knox, condannata in appello per l’omicidio e poi assolta dalla Cassazione nel 2013

Sollecito sulla decisione di Strasburgo: “Tenuti come mafiosi”

Una decisione simbolica quella della Corte di Strasburgo e che si posa sul capo di un’imputata che ha sempre diviso l’opinione pubblica: non è raro trovare chi, ancora, dopo la sentenza della Cassazione, è convinto che la Knox – soprannominata anche Foxy Knoxy, per l’appunto furbona – sia l’assassina della Kercher.

All’indomani dalla netta posizione di Strasburgo nei confronti dell’Italia, giungono anche le parole di Raffaele Sollecito, coimputato della Knox: “Nel mio caso non ci fu violenza in termini fisici – racconta oggi il ragazzo – Ma ho sempre sottolineato la violenza psicologica insensata: siamo stati più di 10 ore di notte in Questura, tenuti come dei mafiosi che cercavano di sfuggire alle loro responsabilità“.

E ancora, sempre Sollecito: “In realtà stavano facendo un buco nell’acqua“.

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Ora in Francia, a più di 10 anni dalla morte della Kercher, Sollecito sottolinea le difficoltà avute per ricominciare la vita da zero e con una pesante nonché infondata etichetta addosso. Sulle violenze subite dalla Kercher cui ieri la Corte Europea sottolineava l’impossibilità di dimostrazione, anche Sollecito non si sente di poter confermare: “Dimostrare che ci siano stati maltrattamenti in Questura è difficile.

Io su questo non posso dire niente, quando fui interrogato Amanda era lontana da me“.