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Ora che Giuseppe è sdraiato su un tavolo d’acciaio, con i medici pronti ad effettuare un’autopsia, e a sua sorella dovrà essere ricostruito il volto devastato dalle violenze, Tony Badre dice che amava quei bambini come fossero suoi. Che avrebbe perso la testa, che sarebbe stato un raptus. Che la sua compagna, Valentina, avrebbe cercato di fermarlo, ma non ci sarebbe riuscita.

La sua versione, però, oltre a sconvolgere gli inquirenti che l’hanno ascoltata, non appare credibile perché si scontra con la realtà dei fatti che raccontano un contesto di violenza che serpeggia e si rafforza in un clima di inerzia ed omertà, e di una decisione consapevole di non intervenire, forse nel disperato tentativo che le botte passassero inosservate dalla comunità e dalle autorità.

Così non è stato: non è stato possibile  salvare un bimbo massacrato da una scopa, usata talmente forte che si è spezzata sotto la forza dei colpi.

Badre: “Volevo bene ai ragazzi”

Tony Essoubti Badre si trova in una posizione estremamente grave. Le iniziali accuse di omicidio volontario sono attualmente aggravate dai futili motivi: Badre ha spiegato che a farlo infuriare sarebbe stato il fatto che i bambini avrebbero rovinato dei mobili, e da lì sarebbe esplosa la violenza.

Agli inquirenti, poi, ha detto: “Volevo bene ai ragazzi come fossero miei, ma quando hanno distrutto la cameretta, in particolare la sponda del letto acquistata con tanti sacrifici, ho perso la testa”.

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Durante le violenze, la madre dei bambini non è intervenuta: secondo entrambi, la furia dell’uomo sarebbe stata tale da impedirglielo. Annichilisce però in particolare modo ciò che sarebbe successo dopo le botte: il piccolo Giuseppe, in gravissime condizioni, sarebbe stato aiutato dalla madre a sdraiarsi sul divano e lì, i due adulti avrebbero cercato di correre ai ripari usando una pomata contro le contusioni, asciugandogli la faccia dal sangue e spalmandogli la pomata sulle ferite e sui lividi.

Un eccesso di ingenuità, forse, sicuramente aggravato da una consapevole intenzione di nascondere i fatti, considerando che quando finalmente è stata chiamata un’ambulanza (ed è accaduto solo due ore dopo, quando la sorella di Badre è arrivata in casa) al telefono si parla di un incidente d’auto, e di due bambini coinvolti che, feriti, sarebbero stati riportati in casa.

Una versione dalle gambe corte, visto che le primissime analisi mediche hanno subito messo in luce che i bambini erano stati brutalmente massacrati con la scopa.

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Fonte: Ansa

Il padre dei bambini. il dolore inaccettabile

Il padre dei bambini massacrati, Felice, è incredulo: la famiglia di lui parla di rapporto teso e difficile con Valentina, la madre dei piccoli, che non avrebbe neanche detto all’uomo che i figli erano a Cardito. A Pomeriggio Cinque l’uomo avrebbe confidato, immerso in un dolore insostenibile: “Lei mi diceva che non dovevo più telefonare perché non appartenevo più a loro.

Io ho continuato ad insistere, ma non mi hanno risposto più a telefono. Anche il fratello dell’uomo si dice testimone di tale comportamento: “Non sapevamo nulla del fatto che i bambini fossero a Cardito. Pensavamo fossero a Sorrento dalla nonna. Quando i bambini avevano bisogno di qualcosa, mio fratello portava tutto all’ex compagna alla stazione di Sorrento, dove si incontravano. Spesso, però, lei non rispondeva a telefono”.

Oggi, il pensiero più grande va a Noemi, che si è salvata e necessita di molte cure: “Abbiamo parlato con i medici dell’ospedale.

Abbiamo nominato un legale esperto nella tutela dei minori. Noi vogliamo che venga fatta giustizia. Chi ha sbagliato deve pagare. Se la madre ha assistito a tutto quello che si dice e se è vero che i bambini avevano già subito maltrattamenti, significa che ha sempre coperto Tony”.

C’è grande dolore soprattutto perché si parla di una tragedia che si sarebbe potuta evitare.

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