Yara Gambirasio: la lettera dal carcere di Bossetti e le parole del suo legale

In una lettera, Massimo Bossetti ha spiegato che il suo processo ha portato a una "verità costruita mediaticamente", basata su ipotesi e non su prove concrete, tesi sostenuta anche dal suo avvocato

Massimo Bossetti ha inviato una lettera dal carcere alla trasmissione televisiva Iceberg di Telelombardia. Nella lettera, torna sull’omicidio di Yara Gambirasio per il quale è stato incriminato, spiegando il motivo per cui ha sempre rifiutato di confessare, nonostante gli siano stati proposti anche dei “benefici”. Giunto quasi al quinto anno di carcere e dopo una sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna all’ergastolo, Massimo Bossetti sostiene che in Tribunale non si sia giunti alla verità sull’uccisione di Yara, avvenuta il 26 novembre del 2010, assassinio che peraltro presenta ancora degli elementi poco chiari.

La confessione mai rilasciata e il DNA

In primis, Massimo Bossetti ha ribadito di essere innocente dell’omicidio di Yara Gambirasio ed è anche questo il motivo per cui ha sempre rifiutato di confessare, nonostante gli avessero promesso dei benefici se avesse accettato. Di tali benefici ha parlato anche il suo legale ieri ai microfoni di Ciao Como, spiegando che gli sarebbe stata offerta la possibilità di ottenere sconti di pena e il riconoscimento di tutte le attenuanti del caso se avesse confessato.

Yara Gambirasio: parla Bossetti dal carcereYara Gambirasio


A spingere Massimo Bossetti a non confessare c’è anche la sua condizione di genitore: “Avrei potuto usufruire di benefici se mi fossi proclamato colpevole, molte volte mi sono state fatte delle proposte dalle persone che hanno indagato, ma il sottoscritto ha sempre declinato. Ho sempre declinato la proposta di confessare perché come padre devo poter guardare negli occhi i miei figli. Qualcuno si è mai chiesto cosa hanno subito e cosa continuano a subire i miei famigliari? Non credo“. Massimo Bossetti torna poi sul test del DNA che ritiene avrebbe potuto fugare ogni dubbio sulla sua innocenza ma che non gli è mai stato concesso di ripetere. La coincidenza del DNA di Massimo Bossetti con quello trovato sugli slip di Yara Gambirasio – definita spesso la “prova regina” del caso – sarebbe frutto di un errore nel test del DNA eseguito su Massimo Bossetti.

Il suo avvocato Claudio Salvagni ha infatti più volte chiesto che quel test fosse ripetuto ma senza successo e ciò gli avrebbe impedito di difendere il suo assistito, il legale mentre era in trasmissione ha ricordato anche che il DNA umano è uguale in tutte le persone per oltre il 99%. L’avvocato si è così espresso in merito alla controversa questione: “Massimo in appello quando ha parlato per l’ultima volta prima della sentenza ha detto ‘Io non vi chiedo di assolvermi io vi sto chiedendo soltanto di darmi una possibilità di dimostrare che quel DNA lì non è il mio’, io credo che in un paese civile questo debba essere concesso. Quando è un imputato a chiedertelo o è un pazzo oppure uno si dovrebbe domandare probabilmente ‘abbiamo sbagliato?’“.

Caso Yara Gambirasio: lettera dal carcere di Massimo BossettiMassimo Bossetti


Massimo Bossetti si considera un capro espiatorio

Secondo Massimo Bossetti, contro di lui ci sarebbero solo ipotesi, non prove concrete e ciò rappresenterebbe anche un danno a Yara Gambirasio: “Sono quattro anni e sette mesi che sono detenuto e che chiedo un test del DNA che sgombri ogni dubbio. Nei tribunali ho sentito solo ipotesi senza che siano state portate prove serie, granitiche e concrete. Questo non danneggia solo me e la mia famiglia, ma non rende giustizia neanche alla povera Yara. Continuo a ripetere e griderò fino a quando avrò forze che non sono io la persona che ha ucciso Yara e se qualcuno pensa che io nasconda altre persone si sbaglia“.

Nell’ultima parte della lettera, Massimo Bossetti spiega di sentirsi un capro espiatorio contro cui ci si è accaniti per giungere a un’incriminazione. Ma c’è anche un chiaro riferimento alla famiglia di Yara Gambirasio che a suo avviso si sarebbe limitata ad accettare la verità fatta su ipotesi in base alla quale sarebbe stata emessa la sua condanna: “Sono stati spesi milioni di euro e bisognava trovare un capro espiatorio, ma si è tralasciato di cercare altre piste che avrebbero portato la reale verità e non una verità costruita mediaticamente. Io sono padre di tre figli, di cui due bambine. Se fosse stata coinvolta in una vicenda simile una delle mie figlie io fino a che non mi avrebbero portato delle prove concrete e non delle ipotesi, non mi sarei dato pace. Aspetto con pazienza perché sono certo che prima o poi la verità salterà fuori. Massimo Bossetti, Prigioniero di Stato“.

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Le “altre piste” e il ricorso alla Corte di Strasburgo

Delle “altre piste” ha parlato in modo più approfondito Claudio Salvagni. Dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato l’ergastolo a Massimo Bossetti, il legale ha raccontato di aver lanciato un appello per trovare la collaborazione di qualsiasi persona fosse a conoscenza anche del minimo particolare apparentemente insignificante sulla vicenda.

Yara Gambirasio: la lettera dal carcere di Massimo BossettiYara Gambirasio


L’avvocato ha detto che qualcuno ha risposto al suo appello: “Sono in contatto con una persona che ha preso coraggio, ha scritto e ci ha portato a conoscenza di alcuni elementi che riteniamo essere molto interessanti. Ora li stiamo interfacciando con il fascicolo, le famose 60mila pagine, del Pubblico Ministero, per cercare di trovare dei riscontri. La pista è interessante e siamo in una fase di studio“. L’avvocato ha poi ribadito il fatto che tra Massimo Bossetti e Yara Gambirasio non ci sia mai stato un punto di contatto: “Tra Massimo e Yara non è stato trovato alcun punto di contatto non si sono mai visti, mai conosciuti, mai incontrati, non c’è un messaggio, non c’è nulla su di loro, sono come due mondi assolutamente lontanissimi, manca la storia in questo omicidio, manca un movente, manca veramente tutto“.

Poi l’avvocato torna sul ricorso alla Corte di Strasburgo, da lui ritenuta come lo “sbocco naturale del processo”: “Siamo inseriti in un contesto internazionale, quindi la possibilità è quella di rivolgersi alla Corte di Giustizia europea per dire ‘l’Italia non ha consentito al signor Massimo Bossetti di difendersi perché non ha fatto fare una perizia sul DNA, quindi un dato che non è stato acquisito nel contraddittorio delle parti come deve essere fatto nel nostro processo attuale, è stato preso solo il dato dell’accusa, punto e basta’. Questa è una lesione del diritto alla difesa, se Strasburgo sancisse questa lesione automaticamente si aprirebbero le porte della revisione“.