Manuel Bortuzzo e il padre Franco

Manuel Bortuzzo è salvo, nonostante il dolore che sta provando, ed ora è nella fase dell’impazienza: vuole guarire, rimettersi in senso, e vuole farlo subito. Per il giovane nuotatore veneto la determinazione atletica è diventata preziosa arma per  combattere una battaglia diversa, priva di agonismo ma necessaria per riconquistarsi la sua vita.

In questi giorni, l’euforia della sopravvivenza si mescola alle lacrime, dovute al fatto che Manuel sa perfettamente che non tornerà ad essere più quello di prima. A una settimana dall’agguato, l’atleta torna anche a parlare di coloro che lo hanno quasi ucciso: “Rabbia verso di loro? No, non ne provo, non la meritano”.

I ricordi dell’aggressione

Di quei tragici momenti Manuel ricorda tutto, come ha raccontato a Repubblica: “Sono caduto a terra ma non sono svenuto subito. Dicevo a Martina: ‘Cazzo mi hanno sparato, ma che succede? Chiama qualcuno’. Ricordo che ho sentito lo scooter che si allontanava e i poliziotti sopra di me che mi dicevano di resistere, che era tutto ok e che i soccorsi stavano arrivando”. Al suo risveglio, la mente era lucida: ha capito praticamente subito cosa gli era accaduto, e ricordava molto bene i volti di chi gli ha sparato: li ha visti bene, erano molto vicini a lui al momento dello sparo”.

Tutti gli articoli su Manuel Bortuzzo

manuel bortuzzo con padre

Manuel con il padre

Con l’arresto è passata anche la paura di ritorsioni, soprattutto sulla fidanzata Martina che era l’unica testimone. Paradossalmente, c’è più pena che rabbia per i due aggressori: “Rabbia verso di loro? No, non ne provo, non la meritano. Sono già sfigati di loro a vivere in un ambiente del genere. Mi dispiace per i loro figli, ho letto che ne hanno. Mi domando cosa persone del genere abbiano da insegnare a dei bambini”.

L’amicizia di tutti

In questi giorni il mondo dello sport ha circondato Manuel di solidarietà e lui né è stato sorpreso e lusingato. “Io non sono nessuno eppure campioni del nuoto e personaggi dello sport mi hanno mandato messaggi e sono venuti a trovarmi qui, pazzesco”, dice, e parla di Bebe Vio: “Quando ho capito quello che mi era successo e ciò che mi aspetterà, ho immaginato il mio futuro “diverso” e ho pensato subito a lei: a Bebe Vio, è lei la mia eroina”.

manuel rosolino

Manuel e Massimo Rosolino