Salvini telefina Mahmood

Sul palco di Sanremo, subito dopo i cantanti, per rilevanza c’è lei: la politica. I “temi caldi” dell’agenda italiana l’hanno sempre fatta da padrone: a volte in un ritornello, altre volte nei nastrini rainbow appesi a un microfono, altre volte ancora in un tweet.
Il tweet in questione, manco a dirlo, è quello del ministro-influencer Matteo Salvini che, tra un selfie con pane e Nutella e un aperitivo con hashtag, ha chiaramente espresso la sua sul Festival. Per il ministro, la migliore canzone ITALIANA era quella di UItimo. Per la sua ex, Elisa Isoardi, invece la “diversità” di Mahmood generava bellezza.

Il resto è storia recente: le polemiche sulla nazionalità di Mahmood, la vittoria di un brano che diventa pretesto per rilanciare il tema immigrazione, Ultimo che mette il carico a coppe facendo intendere come il giudizio del popolo sia stato calpestato da un élite radical chic. Quello che non tutti conoscono sono i recenti sviluppi di questa vicenda che collega Spotify e Montecitorio, dicasteri e televoto. Sviluppi che trovano il loro acme nella telefonata del Ministro dell’Interno a Mahmood.

La telefonata di Salvini a Mahmood

In un’intervista rilasciata a La Stampa, Matteo Salvini ha confessato di aver telefonato al primo classificato della kermesse canora.

Mi sono fatto dare il numero di telefono e ho chiamato Mahmood. È un ragazzo di vent’anni, comincia adesso, mi sono informato sul suo percorso artistico e gli ho voluto dire direttamente che si deve godere la vittoria e che sono felice per lui”. Salvini, quindi, stempera i toni e non lesina sui complimenti a Mahmood che, da questo momento in poi, chiamerà Alessandro perché “È un mio concittadino e un mio connazionale” (precisazione evidentemente dovuta). E così, nel giorno in cui i principali giornali di destra parlano di “Festival dell’Immigrazione”, Salvini sente il dovere di precisare: “È un ragazzo italiano che suo malgrado è stato eletto simbolo dell’integrazione.

Ma lui non si deve integrare, è nato a Milano. Lo hanno messo al centro di una storia che non gli appartiene”.

Mahmood Sanremo

L’attacco alle giurie

Il ministro dell’Interno coglie l’occasione di “scusarsi” con Ultimo (“vittima inconsapevole perché io ho sbagliato a dire che mi piaceva la sua canzone. Se dico che mi piace ‘tizio’ viene segato a prescindere“) prima di scagliarsi contro la giuria d’onore. Salvini si dice “colpito” (per non dire scandalizzato) della “distanza abissale” registrata tra “il gusto popolare e il giudizio di qualche radical chic che si è fatto qualche settimane a Saremo”. E, “senza fare nomi” spara a zero su Beppe Severgnini, Serena Dandini, Ferzan Ozpetek: i più schierati, politicamente, di tutta la giuria. “Potevo mettere anche mio cugino, più o meno poteva avere la stessa attendibilità di chi potrebbe andare a Venezia per il Leone D’Oro o a Masterchef ma non a giudicare la canzone italiana“. E dall’altra metà della Luna, citofonare Di Maio, la musica – è il caso di dirlo – è la stessa. Il secondo vicepremier ha infatti promesso di dare maggiore potere al televoto il prossimo anno. Quando si dice le priorità…

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