prete pedofilo

Un audio decisamente inquietante è stato diffuso dal sito Rete l’Abuso, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero. L’audio è una telefonata tra Don Carmelo Rampino, prete di Trepozzi (Lecce) e una sua vittima, ormai adulta e, da quanto si evince, probabilmente residente all’estero.

Alle pressanti domande di spiegazioni da parte della vittima sul perché fu oggetto di violenze ( “Perché tutti ‘sti abusi? Tu mi hai abusato quando ero bambino…sto male…”) il prete risponde infatti cercando di giustificarsi. Non solo non nega gli abusi, ma li maschera da gesti di affetto: “Sono state cose di sincerità, d’affetto, che tu rivolgevi verso di me, io ti volevo sempre bene…è stata una natura, è stata una debolezza”.

Soldi in cambio di silenzio?

Davanti a un uomo che vuole solo sapere perché è stato costretto a subire atrocità incommensurabili, il prete decide di offrire semplicemente dei soldi alla sua vittima, chiedendogli esplicitamente il codice IBAN per fargli un versamento. Davanti a tale offerta, l’uomo tentenna: in realtà in precedenza al prete è arrivata, da parte della vittima, una richiesta di risarcimento ufficiale per i danni subiti. Il Monsignor Seccia, citato nella telefonata come persona a conoscenza di tutti i fatti, è stato successivamente interpellato ed ha diffuso la sua versione dei fatti attraverso una nota: “L’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017 ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente.

Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà”.

Giustificazioni inaccettabili

Il caso di Don Carmelo Rampino emerge a pochi giorni dalla condanna per pedofilia del Cardinale Pell. Anche nel caso di Pell (stavolta in fase processuale) fu tentata la strada della giustificazione del gesto, stavolta da parte del suo avvocato, che in aula disse frasi decisamente infelici. Tra queste la più grave fu quella con cui definì gli abusi nei confronti di una vittima semplicemente “vanilla sex”, espressione inglese utilizzata per definire il sesso abitudinario. Nello specifico, l’avvocato avrebbe parlato di “semplice penetrazione” in cui la vittima non avrebbe “partecipato attivamente”.

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