marco vannini

Le motivazioni di una delle sentenze più discusse della recente cronaca giudiziaria italiana sono state pubblicate. Ora ci sono spiegazioni più approfondite, redatte dai giudici, alla riduzione della condanna in appello che ha, oltretutto, derubricato il reato di omicidio volontario per Antonio Ciontoli.

La sentenza, qualche mese fa, aveva scosso l’opinione pubblica e suscitato grande sdegno nei familiari di Marco Vannini, ucciso in casa della fidanzata Martina il 18 maggio 2015.

Lo sparo non fu volontario

Ad Antonio Ciontoli si riconoscono colpe e demeriti, ma non che abbia agito volontariamente: la morte di Marco Vannini sarebbe il drammatico esito di una catena di comportamenti negligenti, sbagliati, difficili da accettare da un punto di vista umano.

Antonio Ciontoli è, agli occhi dell’opinione pubblica, un individuo privo di meriti e colmo di colpe: eppure, come scritto dai giudici, non si può per questo considerare a priori la sua condotta come volontaria. Antonio Ciontoli, leggiamo nelle motivazioni, “appare estremamente riprovevole sotto il profilo etico… ma il fatto di trovarsi alle prese con un imputato la cui condotta è particolarmente odiosa non può di per sé comportare che un fatto colposo diventi doloso.

Le colpe di Antonio Ciontoli comincerebbero dopo, e non prima dello sparo: “Nel rispetto del principio del favor rei, dunque, la condotta di Ciontoli va qualificata come sorretta da colpa cosciente”.

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La condanna inflitta a Ciontoli corrisponde con il massimo della pena per l’omicidio colposo: “Vista la gravità della condotta tenuta dall’imputato, della tragicità dell’accaduto, all’assenza di significativi tratti di resipiscenza (ovvero: consapevolezza del prorio errore, ndr)”.

I familiari privi di “piena conoscenza delle circostanze”

Per contro, i suoi familiari erano privi di alcune informazioni che li rendeva dunque in una posizione di sudditanza nozionistica rispetto a Ciontoli senior, che dal primo momento sarebbe stato consapevole della presenza del proiettile: gli altri presenti “difettavano della piena conoscenza delle circostanze… e proprio in considerazione della non provata consapevolezza circa la natura del colpo esploso, delle rassicurazioni di Antonio Ciontoli e delle caratteristiche della ferita, si deve ritenere non sufficientemente certo che essi si siano rappresentati con la lucidità e la nettezza del padre la possibilità dell’evento mortale”.

Da anni, Marina Conte (madre di Marco Vannini) porta avanti la tesi secondo la quale l’inconsapevolezza degli altri familiari sia del tutto infondata, così come secondo la Conte sarebbe infondata la tesi dell’ ”incidente” e della pallottola partita per sbaglio.

Marco Vannini