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Qualcosa si è spezzato, ieri, nella vita di Francesco Lo Coco, che si è ucciso gettandosi dal ponte della Musica, sul Tevere, durante un pranzo con amici.

Francesco Lo Coco, durante la sua carriera medica, ha fatto grandi doni alla ricerca. In primis, una cura priva di chemioterapia per la leucemia fulminante, che gli era valsa premi e riconoscimenti a livello mondiale.

Si è allontanato durante il pranzo

Palermitano d’origine, Lo Coco si trovava a pranzo con altre persone, quando ad un certo punto si è allontanato dal tavolo con una scusa. Quando gli altri commensali non l’hanno visto tornare hanno cominciato a cercarlo e, in breve tempo, a preoccuparsi.

Poi, l’amara scoperta: il suo corpo era nel Tevere, ancora visibile sul terrapieno.

Si tratta del secondo luminare di medicina suicida in un breve lasso di tempo: Fernando Aiuti, immunologo che aveva fatto la storia dell’AIDS, è precipitato dalle scale a inizio gennaio 2019.

università tor vergata

L’università di Tor Vergata

Un luminare di grande importanza

Francesco Lo Coco era professore di ematologia all’università di Tor Vergata, ed aveva donato gran parte delle sue energie alla ricerca. Il risultato più importante era arrivato con la definizione di una terapia che desse scacco matto a una delle patologie più spaventose in campo ematologico: la leucemia promielocitica, o “fulminante”.

La sua terapia ha permesso di salvare, oggi, 9 persone su 10. Il suo lavoro era stato pubblicato sul rinomato New England Journal of Medicine ed era stato premiato con vari riconoscimenti tra cui il prestigiosissimo Jose Carreras nel 2018. Lo Coco era molto apprezzato dalla comunità scientifica che ora ne loda non solo i meriti scientifici ma anche il lato umano: molti sono stati i colleghi che hanno voluto salutarlo e raccontare quanto il professore fosse amato e apprezzato.

In una nota pubblicata sul sito dell’università di Tor Vergata, il rettore Giuseppe Novelli scrive: “Francesco ha portato in alto il nome di “Tor Vergata” e della sua Ematologia. Io sono profondamente commosso, ero legato a Francesco da un’amicizia che dura da molti anni, dagli inizi della mia carriera, quando cominciai a lavorare all’interno dell’Istituto di Ematologia della Sapienza di Roma”. Inevitabile un cenno alla sua carriera e i suoi risultati: “Ho sin da subito apprezzato le qualità umane e scientifiche di Francesco, la sua grande capacità di intuire i problemi legati a comprendere le basi molecolari delle leucemie.

Di lì a poco la grande scoperta delle basi molecolari della leucemia promielocitica, che ha costituito il prototipo malattia che solo lo studio, la conoscenza e quindi ‘i fatti’, hanno permesso di eliminare, di sconfiggere, trasformandola da killer spietato e ‘fulminante’ in patologia guaribile in 9 casi su 10″.

(immagine in alto: Flickr)