macchina dei carabinieri

Ancora un femminicidio, ancora una pena dimezzata. Non si è ancora finito di discutere sulla sentenza emessa contro Michele Castaldo, l’assassino di Olga Matei, che già sembra ci sia una seconda sentenza, particolarmente simile, capace di scatenare le medesime polemiche.

Michele Castaldo, l’attenuante della “tempesta emotiva

A Michele Castaldo, omicida di Olga Matei, la pena è stata dimezzata dalla Corte di Assise di Bologna poiché riconosciuta un’attenuante determinante, definita “tempesta emotiva“. In quel caso si è assistito ad un ribaltamento della primissima richiesta di condanna, ovvero l’ergastolo. Castaldo era poi stato condannato in primo grado a 30 anni di carcere, con riduzione di pena dovuta al rito abbreviato. Proprio quei 30 anni però sono stati ulteriormente ridotti a soli 16 anni. Al di là della colpevolezza, i giudici hanno voluto riconoscere a Castaldo l’attenuante definita “tempesta emotiva”. A pochissimi giorni da questa sentenza che ha fatto particolarmente discutere, ne giunge una non dissimile e che in parte ricalca proprio la sentenza di Castaldo, avendo anche qui un’attenuante peculiare.

Carabinieri

Genova, uccide la compagna a coltellate

Al centro della vicenda abbiamo l’omicida, Javier Napoleon Pareja Gamboa, un operaio originario dell’Ecuador di 52 anni, assassino reo confesso della compagna 46enne, Jenny Angela Coello Rayes. L’omicidio avvenne nel 2018, nell’appartamento che condivideva con la compagna. Alle spalle dei due, una relazione amorosa instabile esposta ulteriormente alla crisi dai tradimenti di lei. Qualche mese prima dell’omicidio, Jenny Angela Coello Rayes aveva confessato al compagno di aver avuto una relazione extraconiugale. Una notizia che aveva gettato nello sconforto l’uomo, partito per l’Ecuador per dimenticare e allontanarsi da quella situazione che lo aveva e lo stava facendo soffrire.

Illuso e disilluso

Lei però, dal momento della sua partenza, lo aveva contattato più volte cercando di convincerlo a tornare, ricominciare da capo insieme. Inizialmente recalcitrante, il 52enne si era convinto di voler tornare insieme alla compagna ma quando il suo rientro in casa è stato effettivo, aveva scoperto una realtà che lo aveva nuovamente ferito. È accaduto tutto durante un post cena, nel loro appartamento. Tornato a galla il discorso sulla loro relazione, l’incubo del tradimento si era rinnovato di fronte alla confessione della compagna. Quell’uomo che Gamboa credeva ormai essere lontano dalla loro storia d’amore, era invece ancora presente, la compagna non l’aveva lasciato. Una notizia che ha scosso l’uomo portandolo ad un gesto violento, estremo come per l’appunto, l’omicidio.

tribunale genova
Il Tribunale di Genova

L’omicidio con il coltella da cucina

Ho perso la testa – ha raccontato Gamboa durante l’interrogatorio ai Carabinieri, poco dopo essere stato fermato per l’omicidio – Abbiamo discusso e io non ho capito più nulla. Ho preso un coltello da cucina e l’ho colpita. Poi sono scappato“. Dopo l’omicidio Gamboa è fuggito dall’appartamento, girovagando in stato confusionario per 2 giorni, sbarazzandosi nel mentre dell’arma. Un femminicidio, il suo, ingiustificabile che però ora gli costerà 16 anni di carcere e non 30, come invece aveva previsto l’accusa. Secondo i giudici di fatto, nel caso di Gamboa sarebbe particolarmente determinante per la pena la considerazione di una specifica attenuante. L’uomo avrebbe colpito la donna mosso da un sentimento frutto di una commistione articolata di diverse emozioni quali frustrazione, disperazione, rabbia per essere stato “illuso”. Illuso in un primo momento dalla donna, quando lo aveva supplicato di tornare insieme facendogli credere che il tradimento fosse ormai acqua passata, e deluso nel finale, quando ha effettivamente scoperto che tutte quelle promesse erano state infrante e forse mai esistite.

Misto di rabbia e disperazione, profonda delusione”

Secondo quanto emerso dalla sentenza, si sarebbe trattato di un “misto di rabbia e disperazione, profonda delusione e risentimento, ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile“. L’ha uccisa nella condizione di “illuso disilluso” e questo, in ambito giudiziario, può essere considerato uno stato emotivo tale da far prendere in considerazione più attenuanti. La somma di queste, hanno comportato il dimezzamento della pena dai 30 anni chiesti dall’accusa, a soli 16.