niccolò bettarini

C’è tantissima rabbia nelle parole di Niccolò Bettarini all’indomani dalla decisione delle autorità giudiziarie di scarcerare Davide Caddeo, il 30enne che il 30 giugno scorso accoltellò il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini fuori dalla discoteca milanese Old Fashion. “Io dico quello che penso – sbotta Bettarini su Instagram – E quello che penso è che la giustizia italiana non esiste“.

La rissa fuori dalla discoteca milanese

Era la notte tra il 30 giugno e l’1 luglio quando fuori dalla Old Fashion, discoteca milanese, si scatena una litigata. Si alzano i toni e la rissa diventa violentissima, sfociando in una vera aggressione armata.

Vittima dello scontro, il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini, Niccolò. Quattro contro 1. In quell’occasione, il 30enne Davide Caddeo, sferrò 11 coltellate a Bettarini che sarebbero potute essere fatali per lui. Delle 4 persone finite alla sbarra per l’aggressione, 3 sono già state condannate in maniera più leggera, con tutte le attenuanti del caso. Non è stato però lo stesso però per l’iter giudiziario che riguardava Caddeo.

La scarcerazione di Caddeo e il percorso riabilitativo

Il 30enne, accusato di tentato omicidio e condannato a 9 anni di reclusione dopo essere stato riconosciuto come responsabile materiale dell’aggressione a Bettarini, colui che lo ha dunque accoltellato, è stato scarcerato secondo la sentenza emessa il 12 marzo.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano infatti, Guido Salvini, ha deciso di scarcerare Davide Caddeo. Questo significa che non sconterà una pena ma solamente che non lo farà in carcere bensì a casa della sua fidanzata con le sue due figlie, costretto ai domiciliari. In aggiunta, a Caddeo è stato imposto l’obbligo di frequentare un centro di cura per tossicodipenti, nonché l’obbligo di lavorare proprio all’interno di una comunità.

Ogni 3 mesi, il giovane dovrà presentare attestati che certificheranno la frequenza nelle 2 diverse strutture e non è escluso che, in questo percorso rieducativo, anche lo stesso Bettarini non possa avere un ruolo importante.

Una delle storie di Instagram pubblicate da Niccolò Bettarini sul suo profilo

La storia familiare che condiziona la condanna

Per il gip, la condanna inflitta a Caddeo deve essere sì, punitiva, a soprattutto rieducativa, una lezione e uno strumento che possa in futuro permettergli un corretto inserimento nella società.

Il passato di Caddeo non è un fattore trascurabile per il gip che ha voluto prendere in considerazione la tossicodipendenza da eroina dei genitori del ragazzo, evento drammatico che ha sicuramente danneggiato la adolescenza, così come la triste e lunga assenza del padre dovuta alla detenzione di questo in carcere. Una storia familiare che ha condizionato Caddeo, entrato dunque precocemente in contatto con mondi oscuri quali quello della droga e della criminalità, violenza generata dalla violenza.

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L’ira di Niccolò Bettarini: “La giustizia in Italia non esiste

Per Niccolò Bettarini però, parte lesa e vittima del tentato omicidio, questa sentenza è follia.

Io mi ero ripromesso di non parlare di questa storia perché obiettivamente non è una cosa che fa piacere a me, e non lo faccio per pubblicità, apparire e str***ate e ca***te varie di cui non me ne frega un c***o“, tuona su Instagram Niccolò Bettarini, incontenibile. “Io sono stato zitto tutti questi mesi in cui ne sono successe di cose e sono state dette parole, tante parole – ribolle la rabbia, montando sempre più – Però a me non me ne frega un c***o, io dico quello che penso e quello che penso è che la giustizia italiana non esiste!

È uno schifo!“.

Pesantissime accuse contro l’avvocato

E mentre inveisce pubblicamente contro la decisione di scarcerate il suo aggressore, viene a galla un secondo aspetto della vicenda particolarmente delicato che sembra Bettarini non riesca a tacere e riguarda la sua personale vicenda giudiziaria. “Soprattutto volevo fare i complimenti al mio avvocato per il quale non ho saputo niente per mesi... Per il quale non ho saputo niente per mesi e io ho dovuto sapere tutto attraverso notizie e amici miei e ci ha abbandonato praticamente dopo l’ultima sentenza“.

Una delle storie di Instagram pubblicate da Niccolò Bettarini sul suo profilo

Le accuse ricadono qui sull’avvocato che avrebbe dovuto seguire Bettarini e che, stando a quanto da lui detto, non lo avrebbe fatto: “La signora Alessandra Calabrò – esplode Niccolò Bettarini, facendo e nome e cognome dell’avvocato cassazionista tributarista – Voleva che a gennaio io andassi a parlare in un programma chiamato Porta a Porta a elogiarla del lavoro fatto“. Qui la storia si interrompe ma basta attendere qualche minuto, e sempre su Instagram, Bettarini pubblica altri dettagli inerenti alla vicenda.

Una delle storie di Instagram pubblicate da Niccolò Bettarini sul suo profilo

Casino con le storie: riguardo all’avvocato, perché voglio che la verità si dica – scrive Bettarini – Ci ha lasciato per il motivo spiegato e ci ha chiesto 160mila euro per 6 mesi di fancazzismo totale senza alcun preventivo! 160mila calci in c**o“. Poi la chiusa, alla fine: “Rispetto per le donne professionali e che non si vendono pure l’anima per apparire“. La risposta dell’avvocato è indubbia che arriverà.