Uccide la moglie, lo condannano a 16 anni perché lei lo aveva illuso: il giudice spiega la sentenza

Dopo le polemiche sulla condanna a 16 anni di reclusione con l’attenuante di aver agito in preda a una tempesta emotiva” per Michele Castaldo, reo del femminicidio della sua fidanzata, sta facendo molto discutere la decisione del giudice Silvia Carpanini che ha condannato a 16 anni di carcere Javier Napoleon Pareja Gamboa per l’uccisione di sua moglie riconoscendo come attenuante il fatto che l’uomo avesse agito sotto la spinta della rabbia e della delusione provocata dalla donna che lo aveva “illuso” di aver lasciato il suo amante, promettendogli di poter costruire una vita tranquilla insieme.

A spiegare le motivazioni della sentenza è stata proprio il magistrato che l’ha emessa, mettendo in evidenza quanto ogni omicidio rappresenti un caso a sè.

Ogni omicidio è diverso

Intervistata da La Stampa, il giudice Silvia Carpanini ha innanzitutto esposto la sua opinione sulle polemiche che hanno accompagnato la sentenza da lei emessa contro Javier Napoleon Pareja Gamboa, 52enne ecuadoregno, reo confesso del femminicidio della sua compagna, Jenny Angela Coello Rayes. Silvia Carpanini si è così espressa: “Le regole del diritto sono una cosa, le emozioni dell’opinione pubblica un’altra“. Poi, mettendo in evidenza quanto possa rivelarsi insidioso parlare di una sentenza per chi non conosce approfonditamente un caso, il magistrato ha detto: “Ho applicato le norme ma c’è omicidio e omicidio; tutti commentano le sentenze, in pochi conoscono sul serio i processi nei dettagli.

Ribadisco: ci sono delitti che sono ‘meglio’, altri che sono ‘peggio’“. In particolare, riguardo questo delitto, compiuto da un uomo “esasperato” dall’infedeltà della moglie, il giudice ha posto l’accento su cosa abbia portato il condannato a compiere il femminicidio, sul suo movente: “L’imputato aveva già lasciato quella donna, era tornato in Sudamerica esasperato che lei avesse una vita extraconiugale intensa, per lui umiliante.

La ex lo ha supplicato di riprovarci e gli ha pagato il biglietto aereo, ma all’uomo è stato chiaro che persino la notte precedente l’amante aveva dormito con sua moglie, sebbene lei avesse fornito tutt’altre rassicurazioni“. A indurlo a uccidere sua moglie sarebbe stato quindi proprio il suo comportamento, come ha spiegato Silvia Carpanini: “Anche un assassino può fare compassione. Quella donna lo aveva umiliato più volte“. Le attenuanti riconosciute all’uomo secondo la pm sono giustificate anche del fatto che non avesse premeditato l’omicidio, che si sia fatto catturare e, dopo l’arresto, abbia confessato.

Inoltre, il giudice ha anche tenuto conto della dinamica dell’omicidio, Javier Napoleon Pareja Gamboa non ha ucciso con brutalità la moglie. Il magistrato non ha negato di aver provato compassione per l’imputato: “Ha vagato per un paio di notti, si è lasciato catturare: per certi aspetti sì, faceva pena. Non ha premeditato per giorni il suo raid, non ha infierito con trenta coltellate come mi è capitato di vedere in altre occasioni molto più truculente“.

Uccide la moglie, lo condannano a 16 anni perché lei lo aveva illuso: il giudice spiega la sentenza

Il Tribunale di Genova

Silvia Carpanini ha anche posto l’accento sul fatto che chiaramente un omicidio resta sempre un reato gravissimo, per questo motivo è stata pronunciata una condanna pesante, nonostante le attenuanti: “Gamboa ha preso sedici anni e mi pare che nella sentenza sia rimarcata più volte la gravità del gesto.

Semmai, quel che ha patito è sufficiente a compensare le aggravanti“. Per quanto possa essere criticata, la decisione del giudice risulta quindi ponderata, perché tiene conto delle caratteristiche esclusive di questo delitto commisurate a quelle di delitti più gravi per la dinamica dell’uccisione, il comportamento dell’imputato e il contesto in cui è maturato il movente.

Il magistrato ha infatti spiegato: “La legge prevede massimi e minimi di pena, altrimenti per un omicidio faremmo sentenze fotocopie: ergastolo o 30 anni, a prescindere dalla storia. Sarebbe più giusto?“.

“Illuso” dalla moglie

La relazione sentimentale tra Javier Napoleon Pareja Gamboa e Jenny Angela Coello Rayes era in crisi da molto tempo. Lei aveva confessato al marito di averlo tradito, di aver avuto una relazione con un altro uomo. Piombato nello sconforto, Gamboa aveva lasciato l’appartamento che condivideva con sua moglie a Genova ed era tornato in Ecuador. Lei però continuava a contattarlo chiedendogli di tornare insieme. Le richieste di perdono e le promesse a Gamboa sono tali da convincerlo ad accettare un regalo importante: la donna gli acquista un biglietto aereo per tornare in Italia, con l’ulteriore rassicurazione di aver interrotto la storia extraconiugale. Arrivato in Italia, Gamboa scopre però di essere stato ingannato dalla moglie: lei gli confessa di non aver affatto interrotto la relazione con il suo amante, che la sera prima aveva dormito con lei. I due iniziano così a litigare e Gamboa in uno stato d’animo fatto di rabbia, delusione e frustrazione la uccide con un coltello da cucina. Il movente dell’omicidio in sede processuale era stato così caratterizzato: “Misto di rabbia e disperazione, profonda delusione e risentimento, ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile“. Dopo 2 giorni trascorsi per strada, lo stesso Gamboa aveva confessato ai Carabinieri quanto accaduto: “Ho perso la testa. Abbiamo discusso e io non ho capito più nulla. Ho preso un coltello da cucina e l’ho colpita. Poi sono scappato“.

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Immagine di repertorio