colletto bianco di un prete

Ancora una storia di abuso sessuale che come vittima ha una ragazza, che all’epoca era poco più che una bimba. Dall’altra parta, quella dell’abusante, c’è un prete che ha approfittato della fiducia di cui godeva per violentare la piccola nei luoghi sacri della canonica. Una notizia che arriva da Albuquerque, New Mexico.

Le violenze sessuali nella canonica

Si chiama Sabine Griego il prete che ora ha 81 anni e che si trova sotto processo per più di un abuso su un minorenne. Le indagini sono in corso già da anni e il prete è stato congedato dal Vaticano già nel 2005, quando la Santa Sede aveva deciso di sollevarlo da qualsiasi incarico ecclesiastico.

La sua missione si è indicibilmente macchiata di quelli che oggi sembrano essere più di 30 abusi sessuali, anche se questa ovviamente non è la verità perché gli abusi sarebbero molti di più. 30 infatti sono le vittime, tutti bambini di disparata età, tutti caduti nella sua trappola. Su tutti vengono a galla i fatti però legati alla triste esperienza vissuta da una delle sue vittime, una bimba che ai tempi delle violenze sessuali aveva solo 7 anni.

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Sabine Griego, il prete che oggi ha 81 anni, a processo per circa 30 casi di abuso sessuale su minorenni.
Fonte/New Mexico Attorney General

30 vittime minorenni: umiliazione e violenza

Negli anni ’90, Griego, era un prete della Chiesa Cattolica Romana della Regina dei Cieli di Albuquerque, nel New Mexico. La piccola, come abbiamo detto, aveva solamente 7 anni e mai avrebbe potuto pensare che quell’uomo che considerava un maestro avrebbe potuto infierirle così tanto dolore. Griego aveva ormai collaudato un sistema e celandosi dietro alla scusa del “vieni con me a fare un gioco speciale“, accalappiava ed isolava con sé la bimba. La ricostruzione ad opera dell’accusa è agghiacciante: dietro al “gioco speciale”, si nascondeva in realtà un abuso che aveva inizio somministrando alla piccola del vino, per poi stuprarla.

Durante uno di questi spregevoli episodi, la piccola avrebbe anche raccontato di essere stata portata al vomito e di essere stata obbligata, successivamente, a pulire tutto da sola in uno stato di totale sottomissione e umiliazione.

L’autolesionismo come risposta alla vergogna

L’abuso non è stato un episodio singolare: la violenza si sarebbe ripercossa per più di un anno. Tutto ovviamente avveniva in silenzio, come sempre, tacitamente minacciata. Qualora la piccola avesse raccontato a qualcuno o ai suoi genitori quello che accadeva tra lei e il prete in canonica, lui l’avrebbe picchiata. Durante gli stupri non mancano infatti nemmeno gli schiaffi, i calci ogni qualvolta la piccola si sarebbe mostrata ribelle di fronte alle sua avances. Una condizione che ha isolato la piccola portandola a chiudersi nel più assoluto mutismo. A questo senso di colpa immenso, la piccola sopperiva alla sofferenza compiendo gesti autolesionisti fino a quando la verità non è venuta a galla, quando aveva ormai 13 anni.