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Francesca Fioretti, un anno senza Astori: “Non credevo di essere così forte”

Francesca Fioretti è tornata a vivere, come racconta a un anno dalla scomparsa del calciatore della Fiorentina Davide Astori. Il capitano viola è stato stroncato da un infarto a soli 31 anni, lasciando la compagna e la figlia Vittori, di 3 anni
Francesca Fioretti e Davide Astori. Foto: Instagram

È passato un anno dalla tragica scomparsa di Davide Astori, capitano della Fiorentina stroncato da cause cardiache a soli 31 anni. A parlare è la compagna, Francesca Fioretti, che in un’intervista a Vanity Fair parla di come abbia ricominciato a vivere nonostante la tragedia. A farla andare avanti soprattutto la figlia Vittoria, 3 anni, avuta con il calciatore: “Il centro della mia vita“, racconta Fioretti.

La vita di Francesca Fioretti un anno dopo la morte di Astori

Gli amici mi domandano: ‘Ma il 4 marzo hai dormito?’ e io penso che per me è 4 marzo ogni giorno. Quattro marzo quando mangio, 4 marzo quando vado a dormire, 4 marzo quando compro un biglietto di treno, organizzo un viaggio e penso che accanto a me Davide non ci sarà più“, racconta la compagna di Astori.

Giovanissima, quasi 34 anni, ha vissuto “una tragedia, una disgrazia così grande da cambiare per sempre la mia prospettiva sulle cose. È stato un anno straziante, difficile e impegnativo. Non credevo di essere così forte“.

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Francesca sta ora lavorando nel teatro, nonostante le iniziali titubanze: “anche se è stato tostissimo, in un momento della vita in cui mi è impossibile astrarmi, lì sopra, come per miracolo, ci riesco.

 Il teatro è stata una salvezza. Mi fa concentrare su quello che sto facendo, su quello che voglio essere, sul piacere di interpretare un testo. Fare 8 ore di prove al giorno mi aiuta a essere integra“.

L’amore per Vittoria e le persone che l’hanno aiutata

In questo percorso di superamento del lutto non sono mancati i momenti in cui “mi sembra che stia migliorando tutto e il minuto dopo cado. Parlo molto con mia figlia, cerco di formarle dei ricordi, voglio che lei un giorno sia libera di andare per la sua strada e pensi: ‘Però, che mamma cazzuta che ho avuto’.

Se rifletto razionalmente su quel che mi è successo ancora non ci credo e penso ancora non sia vero“.

I primi mesi sono stati duri, pieni di paure e incertezze, anche nelle azioni quotidiane: “Mi facevo accompagnare in bagno per lavarmi i denti, temevo di non essere più in grado di gestire mia figlia, ero terrorizzata dall’idea di volerle meno bene. Mi ha aiutato una psicologa infantile. Ci sono andata subito, il giorno dopo la morte di Davide. Ero in confusione totale. Lei mi ha aiutato a capire che il 4 marzo era finita un’intera esistenza e che avrei dovuto cominciarne una completamente nuova“.

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