LUCIA ANNIBALI

A 6 anni di distanza da quando aggredì, gettandole acido in volto, l’avvocatessa Lucia Annibali, Rubin Talaban si dichiara pentito. Aveva agito in collaborazione con Altistin Precetaj, che quella sera fece il palo: a ingaggiarli per un’aggressione tanto brutale era stato Luca Varani, ex fidanzato della Annibali.

In questi giorni Talaban ha inviato una lettera di scuse alla Annibale che si è detta favorevole a un perdono, ma non ad incontrare l’uomo.

Chiede perdono per quello che ha fatto

Rubin Talaban fu l’ultima persona al mondo a vedere il volto di Lucia Annibali prima che l’acido lo corrodesse cambiandolo per sempre e rendendo necessarie numerose operazioni per dare alla donna la possibilità di tornare a vivere.

Venti operazioni, 6 anni di lotta fisica e psicologica e anni di processo. Ora i suoi aggressori (e il loro mandante) sono in prigione e uno di loro si dichiara pentito per quello che ha fatto. Le parole di Talaban sembrano piene di rimorso: “Perdona il mio gesto indegno e brutale e perdona me che lo fatto” ha scritto nella lettera inviata alla sua vittima.

Sono parole che suonano fortissime, soprattutto perché ammettono una colpevolezza che mai era stata pubblicamente riconosciuta dall’uomo in anni di processo, udienze e tribunali. 

Lucia Annibali tweet a Travaglio
Lucia Annibali

Lei è disposta a perdonarlo

Nelle sue parole sembra esserci odio per se stesso: “Ho provato ad essere nei tuoi panni e non posso stare più di qualche secondo nei momenti di dolore e di sofferenza causati da me. Che io sia maledetto per sempre”. Infine, la speranza di poter essere perdonato:Non posso fare l’indifferente come se non c’è stato niente (…) Allungami la mano, Lucia, perché non sono un mostro ma un grande errore.

Se mi perdoni mi aiuti”.

Lucia Annibali, che è rimasta molto colpita dalla lettera, ha dichiarato di essere d’accordo con l’idea di perdonare Talaban: “Se davvero oggi è consapevole di quello che ha fatto e non è più la sagoma scura che ho visto dentro casa mia, io lo posso anche perdonare. Ma quel perdono serve più a lui che a me”. Non è stato facile, per l’avvocatessa, arrivare a un pensiero del genere: “Deve fare i conti con quel che ha fatto come io convivo ogni giorno con quello che mi ha fatto, perdono o non perdono.

Se tutto questo non è una carta da giocare per avere permessi o chiedere misure alternative, meglio per lui e per il suo futuro”. Difficile comunque entrare in sintonia con l’uomo dalla sagoma scura che l’ha aggredita in casa 6 anni fa, destinandola a dolore e sofferenza.