In Finlandia la felicità è altissima

La ricetta della felicità? Una nuotata in un lago ghiacciato, una visita a Babbo Natale e lo spettacolo dell’aurora boreale. È la Finlandia ad aggiudicarsi per il secondo anno consecutivo il titolo di “nazione più felice del mondo”. A dirlo è il World Happiness Report 2019, pubblicato ieri dalle Nazioni Unite in occasione della Giornata Mondiale della Felicità. Giunge così alla sua settima edizione il report che fa dello studio quantitativo della felicità il suo emblema: in altre parole, traduce il benessere delle persone in dati numerici.

Il podio nordico

La qualità della vitapuò essere misurata coerentemente, in modo valido e affidabile”, si legge sul sito ufficiale.

Gli esperti di “scienza della felicità” hanno confrontato 156 Stati e studiato la percezione soggettiva di benessere dei loro cittadini. A spiccare è il popolo finnico, sul primo gradino dell’ambito podio della felicità. Seguono Danimarca, Norvegia, Islanda e Paesi Bassi. Insomma, la felicità pare abitare a Nord. Ma che non se ne faccia una questione genetica: capelli biondi e tratti nordici non rendono naturalmente predisposti al buonumore. “Non è il DNA finlandese, è il modo in cui si vive in questi Stati”, avverte John Helliwell, tra gli autori del report.

 Del resto “anche gli immigrati in Finlandia sono gli immigrati più felici del mondo”.

Primi 15 stati del report sulla felicità
I “magnifici quindici”: ecco gli Stati più felici al mondo (Fonte: World Happiness Report 2019)

I soldi? Non fanno la felicità

Ben lontani dal podio gli Stati Uniti, solo 19esimi. Negli ultimi due anni gli americani solo scivolati di cinque posizioni. Nonostante il rigoglioso PIL posizioni gli USA al decimo posto nella classifica degli Stati più ricchi, i soldi non comprano la felicità. Jeffrey Sachs spiega così l’infelicità americana: “Le dipendenze causano grave infelicità e depressione negli Stati Uniti”.

Non solo la dipendenza da sostanze, ma anche da “gioco d’azzardo e media digitali”.

L’importanza della comunità: più felici insieme

Mentre i social media causano ansia e senso di solitudine, le Nazioni Unite pongono l’accento sulle relazioni sociali. Il tema centrale del Report 2019, “Happier Together”, sottolinea l’importanza della felicità sociale. “Le società più felici e più connesse sono resilienti e abili ad affrontare gli eventi negativi”, afferma Helliwell. Secondo lo studioso sarà proprio il senso di comunità ad aiutare la Nuova Zelanda a rialzarsi dopo il recente attentato.

Lo Stato è infatti ottavo in classifica e “con un elevato capitale sociale (…) le persone si riuniscono e si aiutano tra loro”.

Persone felici insieme
Le relazioni sociali sono fondamentali nella percezione soggettiva della felicità

Il Belpaese è giù di morale

Qual è la performance dell’Italia nel World Happiness Report? Non molto soddisfacente: si posiziona solo al 36esimo posto. La consolazione c’è, seppur magra: l’anno scorso era 47esima. Uno sguardo oltre confine getta di nuovo un’ombra: la Francia è al 24esimo posto, la Germania al 17esimo, la Svizzera addirittura al sesto. Nonostante il polverone Brexit, anche la Gran Bretagna se la cava con un più che dignitoso 15esimo posto.


Perché quest’infelicità tutta italiana?

La ricetta matematica della felicità

Per capirlo può essere utile approfondire come viene calcolata la felicità. A ogni Stato viene assegnato un punteggio da zero (massima infelicità) a dieci (massima felicità), sulla base delle risposte ricevute da un campione rappresentativo della popolazione. A ciascun individuo viene chiesto di valutare il proprio attuale benessere su tale scala. La valutazione della qualità della vita è influenzata da sei macro indicatori: ricchezza pro capite, aspettativa di vita alla nascita, supporto sociale, libertà di scelta, generosità e percezione della corruzione.

Perché gli italiani non sono felici?

Le recenti vicende romane rendono lampante l’impatto negativo della percezione della corruzione sulla felicità nel Belpaese. Ma per quale motivo gli italiani non danno importanza alla libertà di scelta di cui godono, vivendo in un occidentale Paese democratico? Perché questa scarsa fiducia nel supporto sociale? Secondo Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, gli italiani sono rancorosi, sfiduciati e “faticano ad ammettere che il nostro è un Paese straordinario, dove si vive meglio di qualunque altro posto al mondo”. Insomma, le cause dell’infelicità sembrano essere il pessimismo nostrano e una certa tendenza alla lamentela gratuita.