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La nuova perizia medico-legale effettuata tra ottobre e dicembre 2018 dal dottor Alois Saller e la professoressa Anna Aprile porta alcuni chiarimenti sul complesso quadro scientifico legato alla morte di Stefano Cucchi. La relazione è stata richiesta nel contesto del processo (parallelo a quello che sta avvenendo a carico di 5 militari dell’Arma) di appello contro 5 medici dell’ospedale Pertini.

Una nuova perizia

La morte di Stefano Cucchi, per lungo tempo, non è stata argomento facile da toccare né nelle aule di tribunale né per qualunque perito medico-legale che abbia dovuto occuparsene. Stefano Cucchi godeva di per sé di un quadro clinico già complesso nel momento in cui era stato fermato da una volante dei carabinieri, la sera del 15 ottobre: epilettico, celiaco, ex tossicodipendente.

Al di là di ciò è stato appurato che Stefano Cucchi si trovava in uno stato di buona salute quando è entrato nella caserma dei carabinieri.

Stefano Cucchi
Stefano Cucchi

Parole chiave: “ipoglicemia” e “bradicardia”

Ora, la nuova relazione medica si è concentrata a stabilire se, rispetto alla perizia effettuata nell’ambito del primo grado, si arrivasse a conclusioni completamente diverse da queste. La conclusione degli esperti è stata chiara: il decesso di Stefano è arrivato a causa di una “morte cardiaca su base aritmica”.

Durante il periodo in cui Stefano fu ricoverato al Pertini, rilevano i periti che ci furono due “indicatori di criticità” che avrebbero dovuto essere dei campanelli d’allarme non ignorabili per i medici: l’ipoglicemia e la bradicardia. Fattori che, dice la perizia, non sono stati adeguatamente valutati e considerati per il loro pericoloso valore diagnostico”.

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Che una terapia e un’anamnesi diversa avrebbero potuto cambiare il corso delle cose, per i periti, è fatto assolutamente plausibile (anche se ovviamente non certo): L’ipotesi che una diversa “cura” (alimentazione adeguata, monitoraggio cardiaco) in particolare se messa in atto nei primi giorni di ricovero, avrebbe potuto evitare il decesso, impedendo il verificarsi dell’arresto cardiaco, o consentendo un intervento immediato al verificarsi dello stesso, è ipotesi plausibile e supportata da dati scientifici disponibili.

La visione d’insieme

Riguardo alle lesioni traumatiche (il violentissimo pestaggio), per il dolore furono curate con somministrazione di Contramal, farmaco scientificamente associato all’ ”aumentato rischio di prolungamento del tratto QT, battiti prematuri e fibrillazione striale”.

Detto ciò, la perizia non lega esclusivamente al Contramal l’avvento della morte. Ci sono infatti concause e fattori che non sarebbero stati calcolati al tempo in una visione d’insieme, come sottolineato dalla perizia: “Nel caso in esame pertanto l’utilizzo di sostanze stupefacenti ha verosimilmente contribuito a produrre un substrato proaritmico, generando lesioni non documentate anatomopatologicamente. Dev’essere tenuto in considerazione inoltre, come detto, il ruolo dello stress correlato all’arresto, alla detenzione e al dolore delle lesioni traumatiche”.

Questa non è, dunque, una perizia che scagiona il pestaggio e chi lo ha messo in atto: è invece una perizia che fornisce una visione d’insieme in cui i fattori che portarono a un degenero della situazione furono molteplici e come una gestione diversa alcuni di questi fattori avrebbe portato con ogni probabilità a un epilogo differente dalla morte.

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Lo schema del decorso clinico di Stefano Cucchi