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Un mese fa circa era circolata la tesi che voleva Padre Dall’Oglio vivo, in mano all’Isis e usato come merce di scambio per accordi con forze statunitensi. Oggi, la testimonianza di chi ha vissuto gli ultimi giorni con lui, nel 2013, propenderebbe a favore di tutta un’altra tesi, ben più triste e spaventosa. Secondo alcune testimonianze di chi ha seguito il suo percorso a Raqqa e sapeva del suo incontro con l’Isis, non ci sarebbero speranze per l’uomo, che con ogni probabilità sarebbe stato ucciso poco dopo il suo sequestro.

È il 2013: siamo prima di Charlie Hebdo, dei morti al Bataclan, dei lupi solitari che uccidono i vecchi e i giovani d’Europa. Lo Stato Islamico si è appena insediato a Raqqa ed è nel suo momento d’oro dell’ascesa al terrore. Padre Dall’Oglio invece si trova in Siria e l’Isis al contrario di noi lo conosce già bene ed ha motivo di temerlo: questo racconta in esclusiva su Il Corriere della Sera un inviato che si trova a Raqqa e che ha parlato con chi conosceva Dall’Oglio.

“Cercammo di dissuaderlo in tutti i modi. ‘Non tornare da quelli dell’Isis, ti ammazzeranno senza dubbio”: lo dice Eyas Daes, giornalista siriano, che ospitò Padre Dall’Oglio prima dell’incontro con Abu Lukhman, uomo dell’Isis. Lo scopo del gesuita era mediare, cercare una soluzione alla violenza, ma era abbastanza intelligente da sapere che avrebbe potuto non tornare vivo: “Se non esco dopo tre ore sappiate che sono stato rapito. Se dopo tre giorni non sapete nulla fate un comunicato pubblico”, avrebbe detto.

Daes propende per l’opzione più terrificante: “Non è più tornato e noi non abbiamo atteso tre giorni per denunciarlo al mondo. Per quello che sappiamo è sicuramente morto, probabilmente ucciso molto presto, nelle prime settimane, se non addirittura le prime ore del suo rapimento”.

Anche qualcun’altro propende per questa tesi, ovvero l’avvocato Abdullah Al Arian, di Raqqa. L’avvocato racconta che Dall’Oglio era molto stimato per la sua attività e racconta di essere sicuro della sua morte: "Io sono certo della sua morte. Il primo a raccontarmela una sera dell’estate 2015 è stato un mio vecchio vicino di casa, il 46enne Abu Sham Jarabulsi, che era un leader dell’Isis poi morto nei combattimenti di Meyidaine”. Jarabulsi raccontò di aver visto il cadavere, così come Abu Ali Al Sharei, un giudice dell’Isis. Al tempo lo Stato Islamico non era ancora sviluppato sotto il profilo mediatico e per questo si suppone non furono fatti video.

Dove sarebbe, dunque, il cadavere di Dall’Oglio? C’è chi parla di sepoltura, ma del suo cadavere non v’è traccia. Potrebbe essere finito nella grande fossa comune di Feha, che pare contenga 2mila corpi.

(immagine in alto: autore: Fritzbokern/ licenza wikimedia commons/ dimensioni modificate)