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Legittima Difesa, la firma di Mattarella c’è ma nel testo rintraccia degli errori

Sergio Mattarella firma il testo della legge sulla Legittima Difesa ma non senza esporre le proprie osservazioni riguardo alcune criticità rilevate nel testo. Una lettura attenta quella del Presidente della Repubblica che ha impiegato tutto il tempo a sua disposizione per vagliare un testo non privo di alcuni errori formali da lui evidenziati
primo piano di sergio mattarella

L’ok dal Senato per la legittima difesa è giunto il 28 marzo scorso, una grandissima soddisfazione per Matteo Salvini che fin dalla sua ascesa al governo si è battuto per farla diventare legge. Ora, con la firma di Sergio Mattarella, non manca più nulla alla sua entrata in vigore.

Legittima Difesa, la celata avversione di Mattarella

Il Colle approva il testo della legge made in Lega sulla Legittima Difesa, ormai prossima ad entrare in vigore nel brevissimo tempo e che appena lo scorso 28 marzo aveva ricevuto l’ok del Senato con 201 voti favorevoli.

Sergio Mattarella ha quest’oggi posto la propria firma sulla legge ma non senza aver letto il testo dettagliatamente e con assoluta attenzione. La lettura critica del Presidente della Repubblica è stata severa e ha portato sì alla firma ma anche all’osservazione di alcuni errori formali presenti nel testo sui quali Sergio Mattarella ha voluto discorrere in una missiva che ha per destinatari i presidente di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati.

I paletti del Colle

È trascorso un mese quasi esatto dall’approvazione della legge prima che Mattarella ponesse la sua firma: il Presidente della Repubblica si è concesso infatti tutto il tempo possibile, previsto dalla Costituzione, per osservare e leggere attentamente il testo.

Per molti, un’attesa che avrebbe simboleggiato in realtà l’avversione di Mattarella, non particolarmente soddisfatto dalla legge approvata dal Senato.

Molti i dubbi, i ripensamenti e anche se la sua firma è garanzia, Mattarella non ha voluto comunque nascondere le sue perplessità a riguardo inviando personalmente una lettera a Camera e Senato, intestata si rispettivi Presidenti, discorrendo sul alcune criticità riscontrate nel testo.

Come riporta Ansa, Mattarella nella missiva avrebbe voluto chiarire il ruolo dello Stato a priori della legge sulla Legittima Difesa che “Va preliminarmente sottolineato che la nuova normativa non indebolisce né attenua la primaria ed esclusiva responsabilità dello Stato nella tutela della incolumità e della sicurezza dei cittadini esercitata e assicurata attraverso l’azione generosa ed efficace delle Forze di Polizia“.

Sempre nella lettera, ricevuta anche dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si legge: “Il provvedimento si propone di ampliare il regime di non punibilità a favore di chi reagisce legittimamente a un’offesa ingiusta, realizzata all’interno del domicilio e dei luoghi ad esso assimilati,il cui fondamento costituzionale è rappresentato dall’esistenza di una condizione di necessità“.

Le parole di Mattarella assurgono ad essere delle puntualizzazioni che vengono interpretate come dei potenziali paletti messi dal Quirinale: “L’art.2 della legge, modificando l’art.55 del codice penale attribuisce rilievo decisivo “allo stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto“.

E ancora: “Devo rilevare che l’articolo 8 della legge stabilisce che, nei procedimenti penali nei quali venga loro riconosciuta la legittima difesa “domiciliare”, le spese del giudizio per le persone interessate siano poste a carico dello Stato, mentre analoga previsione non è contemplata per le ipotesi di legittima difesa in luoghi diversi dal domicilio“.

Un ultima segnalazione, a chiosa del tutto: “Segnalo, infine, che l’articolo 3 della legge in esame subordina al risarcimento del danno la possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena, nel caso di condanna per furto in appartamento o per furto con strappo ma che lo stesso non è previsto per il delitto di rapina.

Un trattamento differenziato tra i due reati non è ragionevole poiché – come indicato dalla Corte costituzionale, nella sentenza n. 125 del 2016 – “gli indici di pericolosità che possono ravvisarsi nel furto con strappo si rinvengono, incrementati, anche nella rapina“.

*immagine in alto: Sergio Mattarella Fonte/Facebook Sergio Mattarella

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