registro di classe e mani di un insegnante

Alla Camera dei Deputati si discorre sul disegno di legge presentato lo scorso 19 settembre del 2018 che prevede l’introduzione dell’insegnamento curriculare di educazione civica nelle scuole elementari. In attesa del via definitivo, la Camera ha abrogato 3 articoli del Regio Decreto del 26 aprile 1928, n. 1297: davanti all’indisciplinatezza dei piccoli alunni, le maestre non potranno più fare ricorso ai più usuali e classici metodi correttivi.

Il disegno di legge sull’introduzione di educazione civica: il “sì” della Camera

Atti di indisciplina puniti con note, sospensioni ed espulsioni? Ricordi anacronistici e obsoleti, retaggi ormai di una “vecchia maniera” non più attuale e per questo, da rivedere in toto: è quanto emerge dalla pubblica opinione rilasciata a vario titolo da chi nella scuola ci lavora.

Questo è quanto deciso quest’oggi dalla Camera che, trovandosi a discutere sul ddl di legge sull’introduzione – come materia di studio – di educazione civica nelle scuole primarie e secondarie, ha deciso di abrogare 3 articoli del Regio Decreto del 1928. Per quanto riguarda l’educazione civica, il sì della Camera prevede l’introduzione di 33 ore della materia come obbligatoria nelle scuole con quasi il totale consenso – solamente 3 astenuti e alcun contrario – che aspetta ora di passare solamente al Senato che, qualora approvasse il ddl, deciderà di introdurla già dal prossimo inizio accademico a settembre.

Addio note, sospensioni ed espulsioni

Alle classiche note sul diario dovrà essere preferito un dialogo più fitto con la famiglia dell’alunno. In tema di educazione civica, finiscono sul tavolo dei deputati i metodi correttivi adottati dagli insegnanti di scuole elementari e che oggi non sono più regolamentati e previsti dalla legge.

Le maestre, di fronte alla disobbedienza dei piccoli alunni, non potranno più fare ricorso alle classiche note sul registro, quelle che trascritte anche sul diario, prevedevano poi che il genitore le leggesse ponendo la firma. Ma addio anche alle sospensioni dalla scuola – che poteva essere di un solo giorno fino ad un massimo di 10 – così come l’espulsione dall’intero anno accademico. Cambia il “metodo” degli insegnanti chiamati ad essere più vicini alle famiglie dei ragazzi, complici della loro educazione e volta a consolidare il patto scuola-famiglia.

Un’abrogazione che divide

Una decisione che fa borbottare il popolo diviso in chi sostiene che sia necessaria un’intesa e una maggior collaborazione tra maestro e genitore e chi invece rimpiange un vecchio ma pur sempre esemplare e formativo metodo correttivo. “Aboliamo la nota in condotta, aboliamo storia e geografia e i classici della letteratura italiana. Educazione civica praticamente. Trasformiamo la scuola in un passatempo con gli animatori – scrive un utente, avverso all’abrogazione – Li stiamo crescendo come i polli della pollicoltura“. Non di questo avviso Mariastella Gelmini che così scrive su Twitter: “A Montecitorio approvata pdl su Educazione alla Cittadinanza.

Si poteva fare di più, ma siamo soddisfatti di aver potuto dare – almeno per una volta – un contributo importante, prevedendo nel testo anche cittadinanza digitale e alleanza scuola-famiglia“.