di maio salvini

Manca una settimana al voto per le elezioni europee e l’esecutivo gialloverde è in stallo sui dossier in ballo, anche a causa delle dure bordate che i due alleati di governo si lanciano ormai a scadenza di ore. Le divergenze riguardano i decreti che Lega e Movimento 5 Stelle hanno messo sul piatto durante la campagna elettorale, oltre alla sempre presente questione migranti. Parole durissime hanno acceso lo scontro con Matteo Salvini definito un “pugile suonato” e paragonato a Renzi dagli alleati.

Famiglia, Di Maio allo scontro: “C’è un limite a tutto”

Uno degli argomenti su cui si consuma la spaccatura all’interno del governo è il decreto sugli aiuti alle famiglie promosso dal Movimento 5 Stelle.

Decreto su cui sono state sollevati dubbi sulle coperture da parte della Ragioneria di Stato, nonostante le rassicurazioni che si useranno i soldi avanzati dal reddito di cittadinanza. Luigi Di Maio in un durissimo post su Facebook attacca l’alleato di governo, accusandolo di bloccare il decreto per fini elettorali. E il vicepremier non risparmia un affondo sui recenti casi di corruzione che hanno investito la Lega, in primis il caso Siri: “Capisco l’imbarazzo di doversene inventare sempre una per coprire i propri scandali di corruzione e gli arresti subiti in questi giorni per mazzette e tangenti, ma c’è un limite a tutto“.

Il ministro del Lavoro continua difendendo il provvedimento: “Sulle famiglie si regge il futuro di questo governo. Mi prendo anche gli attacchi e gli insulti senza piagnucolare come fa qualcun altro, ma se qualcuno blocca un provvedimento che punta a stanziare un primo miliardo per le famiglie solo per il gusto di aggredire il MoVimento 5 Stelle no, non ci sto!

“. In merito al decreto il leader pentastellato lancia l’ultimatum aggiungendo che se ne discuterà al prossimo Consiglio dei ministri, che dovrebbe tenersi lunedì pomeriggio ma che potrebbe essere rimandato a dopo le elezioni.

Sea Watch, Salvini: “Sui migranti non c’è Conte che tenga”

Non poteva mancare l’argomento migranti ad accendere gli animi, soprattutto con la Sea Watch ancorata a 15 miglia da Lampedusa con 47 persone soccorse a bordo più l’equipaggio. Dei 65 migranti soccorsi in mare, a 18 è stato permesso di scendere a terra, si tratta di bambini con i genitori e un uomo in gravi condizioni.

Il giorno della manifestazione dei sovranisti a Milano, Salvini non vuole sfigurare: “Non c’è presidente del Consiglio o ministro Cinquestelle che tenga, in Italia i trafficanti di esseri umani non arrivano più“, ha dichiarato.

Di Maio: “Salvini arrogante come Renzi”

Un’affermazione a cui ha risposto immediatamente il vicepremier Di Maio con parole avvelenate. “La sua arroganza ricorda quella di Renzi, di uomini soli al comando ne abbiamo già avuti e non ne sentiamo la mancanza“, è l’affondo. Non manca poi la difesa di Giuseppe Conte: “Conte non partecipa alla competizione elettorale e non si lascia certo coinvolgere nella dialettica che la sta caratterizzando“, continua Di Maio, “Piuttosto invita tutti i ministri a mantenere toni adatti a chi rappresenta le istituzioni.

Il Presidente del Consiglio non dà e non ha mai dato ordini“.

Il decreto Sicurezza bis il vero pomo della discordia

L’innalzamento della violenza dialettica tra i due alleati ha a che fare anche con il decreto Sicurezza bis presentato dal ministro dell’Interno, giudicato dagli alleati “incostituzionale, sconclusionato, pieno di errori“. All’interno ci sarebbe addirittura una norma che concederebbe al Viminale poteri straordinari su traffici marini e porti, togliendoli al ministero dei Trasporti e della Giustizia.

Se qualcuno per motivi elettorali bloccasse il decreto Sicurezza bis sarei molto deluso. Sarebbe un problema“, ha dichiarato Salvini.

Il leader della Lega ha accusato i pentastellati di aver virato a sinistra, soprattutto dopo i rumors di un dialogo aperto con il Partito Democratico, attaccandoli poi su Virginia Raggi e il reddito di cittadinanza: “A vedere le rinunce, è evidente che qualcosa non va“. Uno scontro a tutto campo che difficilmente potrà essere riassorbito dopo il voto europeo, a meno di non aver completamente gettato alle ortiche la questione della credibilità.

Quella che in qualsiasi altro momento storico sarebbe stata giudicata una profonda crisi di governo, nel periodo del “cambiamento” rischia di creare una tensione altissima con conseguenti danni per il Paese, vedi l’innalzamento dello spread, per poi essere destinata alla derubricazione di baruffa elettorale se converrà agli interessati.