Massimo Sacco racconta le brutalita subite in carcere Torturato con scosse elettriche ai genitali

Dopo l’annuncio della Farnesina, arrivato qualche giorno fa, Massimo Sacco è tornato in Italia il 17 maggio scorso. L’imprenditore italiano che da tempo era detenuto in carcere negli Emirati Arabi Uniti, ha raccontato la sua terribile esperienza di detenzione: “Tutto è iniziato quella maledetta sera”. 

Le condizioni di salute di Massimo Sacco

Dopo i tanti appelli disperati, Massimo Sacco è rientrato in Italia. Ai microfoni di Rai Radio 2, ha raccontato della sua traumatica esperienza, ma prima ha voluto ringraziare il suo legale per aver ricevuto la grazia. “Sono stato graziato per l’aiuto del mio avvocato Stefania Franchini, se fosse dipeso dall’ambasciata italiana sarei morta lì dentro“, ha detto l’imprenditore durante la puntata del 19 maggio della trasmissione “I lunatici“.

I due conduttori, Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, hanno subito chiesto a Sacco delle sue condizioni di salute: “Peso 64 kg, ne pesavo 98. Lunedì vado dal mio dottore, devo fare le analisi, anche per i genitali. Sono stato torturato con scosse elettriche sul testicolo sinistro“.

Massimo Sacco appena rientrato in Italia. Immagine: Chi l'ha visto?/Twitter
Massimo Sacco appena rientrato in Italia. Immagine: Chi l’ha visto?/Twitter

L’inizio della vicenda

Massimo Sacco ha raccontato la vicenda, partendo dall’inizio: “Ero nell’ambito delle ristrutturazioni, avevo un’azienda Italia Top Service.

Facevo un ottimo lavoro per dei famosi brand italiani. Allestivo i negozi. Avevo tutta la manovalanza e le forniture dall’Italia“. La sua vita scorreva normalmente, fino a quella sera in cui è andato in un club di Dubai Marina: “In sei anni non ho mai lasciato la mia compagna Monia, quella sera lavorava al turno di notte. Io avevo finito un negozio due giorni prima, c’avevo lavorato giorno e notte per 40 giorni. Ero veramente stressato e ho deciso di andare a prendere una birra.

Quella sera maledetta ho incontrato un altro italiano, dopo la sesta birra, ci si è avvicinato un ragazzo di colore che ci ha offerto la maledetta cocaina. Ero convinto che a Dubai non ci fosse droga. Quella sera, ubriaco, ho accettato di prenderla“. 

Massimo Sacco con la sorella Marina. Immagine: Marina Sacco/Facebook
Massimo Sacco con la sorella Marina. Immagine: Marina Sacco/Facebook

L’arresto

Da quel momento è iniziata la storia che conoscono tutti. L’altro italiano ha fatto il nome di Sacco e la polizia è andata a prenderlo a casa. “Mi hanno pestato come l’uva, senza un mandato.

Hanno portato via la mia compagna nuda. Mi hanno accusato di aver portato la cocaina dall’Italia“. In carcere ad Abu Dhabi: “Sono stato mesi senza vedere la luce del sole. Ho speso 14mila euro per chiamare i miei avvocati, sono anche stato truffato da un legale di Abu Dhabi“. L’imprenditore ha dichiarato di essere stato torturato per la sua fede cattolica: “Una sera, dormivo in stanza con dei ragazzi nigeriani. Siamo stati presi e portati fuori, hanno preso il rosario e lo hanno sbattuto per terra, ci hanno sputato sopra e mi hanno detto che esiste solo Allah, il loro Dio. Io gli ho detto che si sarebbero dovuti vergognare, visto che a febbraio negli Emirati sarebbe venuto il Papa. A quel punto mi hanno preso e portato in una stanza con un energumeno. Ha arrotolato l’asciugamano, l’ha passata sotto l’acqua, mi hanno spogliato e mi ha rotto 3 costole. Dopo mi hanno tolto le mutande e con il taser mi hanno fatto scosse elettriche ai genitali“.