mimmo lucano a riace

Il Tar ha accolto il ricorso di Riace contro l’esclusione del comune dai progetti dello Sprar (il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Tra tutti gli attacchi al modello di accoglienza del paese di Mimmo Lucano questo era sicuramente quello che nella sostanza andava a penalizzare maggiormente i progetti di accoglienza dei migranti. Ora, il Tar calabrese si è pronunciato spiegando perché Riace non doveva essere esclusa dal Sistema.

Il Tar boccia il ministero dell’interno sul modello Riace

Il ricorso contro l’esclusione di Riace dai progetti finanziati per lo Sprar (il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) predisposta dal ministero dell’interno era stato presentato lo scorso gennaio dal vicesindaco di Riace, Giuseppe Gervasi.

Ieri, è arrivata la decisione del Tar della Calabria che riabilita il modello di accoglienza ritenendo non valida la sua esclusione.

In primis, secondo i giudici, il ministero avrebbe notificato l’esclusione dai fondi dello Sprar del paesino calabrese a causa del “riscontrato caos gestionale ed operativo, che emerge con chiarezza dagli atti di causa“, ma allo stesso tempo non avrebbe contestato con precisione le irregolarità del sistema di accoglienza e non avrebbe neanche fornito una data entro la quale l’amministrazione si sarebbe dovuta riallineare ai criteri di gestione stabiliti per legge, come ha spiegato Nazareno Zorzella, avvocato membro dell’Associazione degli studi giuridici sull’immigrazione che, insieme agli altri due legali Lorenzo Trucco e Daniela Consoli, ha presentato il ricorso per conto del vicesindaco: “Quando il ministero rileva criticità deve contestare ogni specifica violazione e dare un termine per il superamento delle stesse.

E non l’ha fatto“.

I progetti relativi allo Sprar erano stati attuati nel triennio 2014-2016 e avevano ottenuto il rifinanziamento nel triennio 2017-2019, ma a gennaio del 2017 il ministero dell’interno aveva rilevato delle criticità dal punto di vista gestionale che avevano portato all’esclusione dei progetti di Riace dallo Sprar.

Il Tar ha rilevato come non legittimo questo retrofront del ministero: “Il Collegio reputa che la contraddittorietà tra la prosecuzione autorizzata a dicembre e la successiva nota di gennaio sia manifesta“. In sostanza, il ministero per non ammettere il comune di Riace ai fondi degli Sprar avrebbe dovuto non finanziare i progetti per il triennio successivo, contestando punto per punto le irregolarità rilevate e fornendo all’amministrazione comunale dei termini entro i quali riallinearsi, oppure sopprimerlo alla scadenza del secondo triennio.

Il commento di Mimmo Lucano

Intanto, Mimmo Lucano, il sindaco di Riace rinviato a giudizio lo scorso 11 aprile per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio nella gestione dei migranti, ha commentato con queste parole la decisione del Tar di riammettere Riace ai fondi per gli Sprar: “Sono contento, ero fiducioso perché ho capito che stavano facendo una forzatura, anche dal
punto di vista amministrativo. Era tutto prestabilito perché bisognava raggiungere l’obiettivo di azzerare Riace e allora è stato come un tiro incrociato da diversi punti di vista
“.

I soldi che il comune ha perso per l’accoglienza dei migranti sono tantissimi, come spiega Il Sole 24 ore: si tratterebbe di più di 2 milioni di euro all’anno per il triennio 2017-2019 da usare per accogliere 165 migranti. Altri punti del ricorso che riguardano proprio i finanziamenti sono stati però rigettati perché il Tar ha constatato: “I ritardi nell’erogazione dei finanziamenti previsti sono una conseguenza ovvia delle inesattezze e delle omissioni, imputabili esclusivamente al Comune di Riace, nell’attività di doverosa rendicontazione della spesa“.