primo piano di noa pothoven

Ci sono sfumature di significato, incongruenze tra fonti di lingua diversa nonché difformi concetti alla base del caso “Noa”, la ragazza di 17 anni morta domenica scorsa.

Ci sono più motivi, all’indomani dalla diramazione della notizia, per sottolineare come la 17enne si sia lasciata morire senza fare ricorso all’eutanasia che, in Italia, la legge assimila all’omicidio volontario mentre nei Paesi Bassi è regolamentata, in vigore, dal 1° aprile del 2002.

Noa Pothoven, il dibattito sull’eutanasia

Riportavamo ieri la notizia della giovane Noa Pothoven, una ragazza di 17 anni che da anni conviveva con il suo più intimo e profondo, lancinante dolore.

Aveva solamente 11 anni quando la piccola Noa subiva uno stupro – forse più di uno: fonti olandesi parlerebbero di un secondo stupro avvenuto quando la ragazza aveva 14 anni ma di ciò non si ha avuto conferma – un evento che ha distrutto la sua vita, segnata indelebilmente.

Mostri, demoni: la depressione, la bulimia e l’anoressia, i disturbi post-traumatici da stress sono state solamente le epidermiche manifestazioni del suo tormento che non l’hanno mai abbandonata e contro i quali ha cercato di lottare consapevole che da quell’inferno non sarebbe più riuscita a risollevarsi. “Respiro ma non vivo più“, scriveva su Instagram, il diario della sua sofferenza che condivideva con altri giovani come lei.

Un bollettino che Noa ha smesso di aggiornare domenica scorsa: una scelta piena di consapevolezza e di volontà.

È stato deciso che mi lascerò andare

Vado dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò. Dopo anni di lotte e combattimenti, è finita – scriveva la giovane Noa sul suo profilo – Ora ho smesso di mangiare e bere da un po’ e dopo molti consulti, è stato deciso che mi lascerò andare perché la mia sofferenza è insopportabile“.

Recitava così l’ultimo post con il quale Noa Pothoven – il cui profilo Instagram è stato ora reso privato e non più accessibile pubblicamente – salutava il mondo, annunciando la volontà di morire.

Ed è proprio qui che sovviene la necessità di parlare “volontà di lasciarsi morire” senza fare appello, forse troppo frettolosamente, alla sintesi racchiusa nel termine “eutanasia”.

Il casus Noa e la volontà “lasciarsi morire

Nel diramare la notizia, le più autorevoli testate giornalistiche mondiali, hanno apertamente e pubblicamente parlato di Noa facendo riferimento all’eutanasia.

Ragazza stuprata, 17enne, muore con l’eutanasia legale in Olanda dopo aver sopportato un ‘dolore insopportabile’ fin dall’infanzia“, il titolo di The Sun; “L’adolescente olandese stuprata da bambina è ricorsa legalmente all’eutanasia a causa di un dolore ‘insopportabile‘” il titolo del New York Post; “Olanda:stuprata da piccola a 17 anni ottiene l’eutanasia” il titolo italiano di Ansa; “17enne muore con l’eutanasia” scrive il tedesco Heute.

Prendendo però in considerazione il titolo della fonte olandese de Gelderlander, patria di Noa Pothoven nonché tra le prime a diffondere la notizia, è diverso: “Noa ha compiuto 17 anni: “Sono stata lasciata andare perché la mia sofferenza è insopportabile“”. Ed è proprio in questo gap giornalistico tra “lasciarsi morire” ed “eutanasia” che si insinua oggi la dura condanna contro i media di Marco Cappato.

La condanna di Cappato: “Si attendono smentita e SCUSE

L’Olanda ha autorizzato #eutanasia su una 17enne? FALSO!!! I media italiani non hanno verificato. L’Olanda aveva RIFIUTATO l’eutanasia a #Noa. Lei ha smesso di bere e mangiare e si è lasciata morire a casa, coi famigliari consenzienti – scrive Cappato su Twitter – Si attendono smentita e SCUSE“.

Intervistato poi da Giornalettismo, sempre Cappato ha poi così spiegato: “Noa aveva raccontato di aver chiesto di poter sfruttare la legge sull’eutanasia olandese ma non le era stato consentito. Anzi, le era stato indicato un obbligo di tentativo di cura fino ai 21 anni per valutare tutte le implicazioni psicologiche della sua storia“.

La legge olandese sull’eutanasia

Opportuno ci sembra anche spendere qualche parola in più sull’eutanasia, tuttora illegale in Italia e invece legge regolamentata dal 2002 in Olanda. Un paziente, già a partire dalla tenera età dei 12 anni, può rivolgersi, nei Paesi Bassi, ad un medico chiedendo la morte assistita attraverso una richiesta, scritta o orale, che deve arrivare dal paziente stesso e non dai familiari.

Pervenuta la richiesta – e come raccontava Noa su Instagram, lei stessa aveva sporto domanda – il medico è obbligato a consultarsi con un altro collega valutando il caso clinico del paziente che nella maggior parte dei casi è un malato terminale ma non è escluso che l’eutanasia possa essere presa in considerazione anche per malati non affetti da cancro la cui condizione venga certificata insopportabile e senza alcuna possibilità di miglioramento.

Morta nel suo salotto

Notizie che rintracciamo sul sito della The Levenseindekliniek – clinica per il fine vita, alla quale la stessa Noa Pothoven si era rivolta. Sempre sulla medesima fonte si apprende sull’eutanasia e sui servizi: “Offre solamente l’eutanasia o il suicidio assistito a persone la cui richiesta di morte assistita è stata negata per la prima volta dal proprio medico. La clinica – si legge sempre sul sito della The Levenseindekliniek – Non è un ospedale o un ospizio, ma una fondazione con squadre di medici e infermieri che lavorano separatamente e visitano i pazienti a casa“.

Da quello che sappiamo però è che la 17enne Noa non è ricorsa alla somministrazione di sostanze che ne hanno provocato la morte: domenica scorsa la 17enne sarebbe morta nel suo salotto di casa – adibito a struttura clinica, il che ha fatto probabilmente filtrare il concetto che si trovasse all’interno di una clinica stessa, avvalorando ancor più l’uso del termine “eutanasia” – lasciandosi propriamente andare, smettendo di mangiare e bere.

Un quadro clinico difficile che porta a discorrere su un tema così delicato quale quello sull’eutanasia con la speranza di poter abbattere delle barriere che realmente esistono come la diversa legislazione da un Paese all’altro che comporta, di conseguenza, la non dovuta ma concreta interpretazione, anche distorta, a livello legislativo nonché terminologico.

Ed è proprio per questo che ad oggi, è più opportuno attenerci alle ultime parole scritte da Noa che non ha parlato di eutanasia ma ha sottolineato come avesse deciso, volontariamente, di interrompere la sua alimentazione per lasciarsi andare. L’unica interpretazione giusta e possibile per non incorrere nel rischio di scrivere scorrettezze, nel massimo rispetto di una ragazza di 17 anni attraversata dal dolore più assoluto che ha deciso, di sua volontà, di smettere di respirare.

*immagine in alto: Noa Pothoven. Fonte/Instagram Noa Pothoven (dimensioni modificate)