marco paviotti davanti al suo negozio cbweed shop torino

La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione lo scorso 30 maggio riguardo la commercializzazione della cannabis light rischia di mettere sul lastrico 10mila persone. C’è chi sostiene che vendere questo tipo di cannabis rappresenti anche un modo per togliere dai tentacoli della mafia un giro di affari di 150 milioni di euro. Le voci più critiche verso questa sentenza restano infatti quelle di chi ha investito in un cannabis shop e rischia adesso di veder sprofondare nel vuoto il progetto di una vita. Questa è anche la storia di Marco Paviotti, titolare del negozio Cbweed Shop Torino, che ha raccontato in esclusiva a The Social Post il suo punto di vista parlando dei problemi che si prospettano per la sua attività.

La sentenza della Cassazione: una questione di THC

La Suprema Corte ha dichiarato illegale la vendita di “cannabis sativa L e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa” e qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa per fini terapeutici. La legge 242 del 2016 presenta un “vuoto normativo” che di fatto liberalizza la coltivazione della canapa e non vieta espressamente la vendita di tali derivati.

Il problema è che proprio questa zona grigia è stata accolta come un segnale di apertura verso la commercializzazione della cannabis light che, a causa del suo basso contenuto di THC (il principio attivo della cannabis che genera effetti psicotropi), non è stata considerata alla stregua di una sostanza stupefacente da chi ha aperto un cannabis shop. A spiegarcelo è stato proprio Marco Paviotti che ha posto l’accento su questo aspetto: “Ad oggi è noto che al di sotto dello 0,5% di THC non vi è nessun effetto drogante e pertanto tutti i prodotti che rispettano questa limitazione andrebbero considerati come leciti“.

Perché la cannabis light non avrebbe un effetto drogante

In effetti, per capire come si distingue questa tipologia di cannabis da quella illegale è utile tenere conto della differenza tra le percentuali di THC che intercorrono tra le due: i prodotti in vendita hanno una percentuale di THC tra lo 0,2% e lo 0,6%. Nella marijuana spacciata illegalmente la percentuale di THC può superare anche il 20% (come riporta un report della Provincia autonoma di Bolzano redatto insieme al Forum Prevenzione). Per questo motivo, Marco Paviotti non ha ritenuto di dover chiudere il suo negozio né pensa di esporvi merce illegale: “Attualmente in negozio non ho nessun prodotto che superi lo 0,5% di THC e pertanto non ho ritenuto necessario toglierli dalla vendita, anche perché altrimenti tasse e affitto non si pagano…“.

La vetrina del negozio Cbweed Shop Torino di Marco Paviotti
La vetrina del negozio Cbweed Shop Torino di Marco Paviotti

Un mercato da 150 milioni di euro

Ci sono tante persone in Italia che, come Marco Paviotti, commercializzano cannabis light e hanno deciso di aprire un negozio rassicurati dalla percentuale minima di THC del prodotto che vendono. Paviotti ha spiegato che l’idea di investire in un negozio di cannabis light gli è venuta nel 2017, quando la sua attività di fiorista aveva bisogno di essere rilanciata e aveva notato che il commercio della cannabis light iniziava a svilupparsi grazie al suddetto buco normativo: “Iniziai dapprima ad inserire le piante di canapa affianco alle altre già in vendita e in un secondo momento anche le infiorescenze”. Marco Paviotti ha investito nella sua nuova attività 20mila euro “tutti i risparmi miei e della mia famiglia, che ha voluto sostenere questa mia iniziativa imprenditoriale“.

Si è trovato poi a misurarsi con una situazione che non aveva immaginato, ovvero che la sua attività di fioraio era diventata secondaria rispetto a quella di commerciante di cannabis light: “I guadagni ottenuti dal commercio della canapa finivano tutti a sostegno della vendita dei fiori recisi e delle piante, così dopo qualche mese trasformai il negozio da attività di vendita di fiori e piante a cannabis shop“. Un successo che il titolare di Cbweed Shop Torino motiva con la necessità da parte dei consumatori di usufruire di un prodotto garantito: “Uno dei punti di forza è la legalità del prodotto. Non tutti vogliono rischiare di ricevere multe, segnalazioni o addirittura rischiare il carcere per una cosa naturale come la cannabis“. Altro punto di forza del prodotto è la tracciabilità: “Si tratta di prodotti controllati dalla nascita all’impacchettamento e quindi privi di schifezze, aggiunte per renderli più forti o esteticamente più belli come quelli messi in commercio sul mercato nero. Un’altra esigenza emersa dai compratori è sicuramente la voglia di non essere rintronati da prodotti di cui non si conosce la provenienza, ma di potersi rilassare e poter comunque svolgere le proprie attività senza essere alterati“.

L'interno del negozio Cbweed Shop Torino di Marco Paviotti
L’interno del negozio Cbweed Shop Torino di Marco Paviotti

D’altronde, si è creato in Italia un giro d’affari che ha generato un fatturato da 150 milioni di euro nel 2018, segno che i consumatori di cannabis hanno effettivamente accolto con entusiasmo la prospettiva di usufruire di un prodotto “controllato”. Sono moltissimi i negozi di cannabis light che sono sorti in questi anni, basti pensare che 10mila persone lavorano attualmente in questo settore il cui fatturato deriva al 90% dalla vendita infiorescenze e oli, secondo quanto dichiarato da Riccardo Ricci dell’Aical (Associazione Italiana Cannabis Light) ad Agi. Anche i terreni coltivati a canapa sono aumentati in modo esponenziale rispetto alla nascita di questo nuovo mercato: secondo una stima della Coldiretti, dal 2013 al 2018 sono passati 400 a 4.000 ettari.

Chiaramente, il raccolto non viene solo usato per la produzione di oli e infiorescenze ma anche per quella di alimenti (taralli, biscotti, tisane, ecc.), tessuti, creme e oli cosmetici. Lo stesso Marco Paviotti nel suo negozio vende anche altri prodotti: “Tranne che per i prodotti tessili, in negozio è possibile acquistare prodotti cosmetici, alimentari e anche piante certificate. Tutto rigorosamente made in Italy“.

I venditori di cannabis light promettono battaglia

La sentenza della Suprema Corte è apparsa a Marco Paviotti come “una brutta battuta d’arresto per il nostro Paese che sembrava finalmente aver fatto passi avanti nei confronti di una Pianta che da ormai troppo tempo viene demonizzata perché non conosciuta“. La situazione sembra quindi peggiorata: “Vengono confuse ancora di più le idee, sia ai commercianti che a chi dovrebbe essere responsabile dei controlli su questi prodotti (polizia, guardia di finanza, ecc..). Fatto sta che è a rischio un intero settore“.

Il titolare di Cbweed Shop Torino ha già avuto modo di constatare gli effetti negativi sul mercato. Ora, come tanti altri venditori, Marco Paviotti si trova ad attendere l’uscita delle motivazioni della sentenza della Cassazione per capire cosa accadrà alla sua attività, ma insieme ai più di 20 titolari di cannabis shop di Torino, promette battaglia: “Attualmente siamo in fase organizzativa sia a livello locale che nazionale per far in modo in primis di tutelare un settore che rischia di collassare“.

Secondo il titolare di Cbweed Shop Torino sarebbe necessaria semplicemente più chiarezza dal punto di vista legislativo per evitare la chiusura dei cannabis shop e permettere ai commercianti di agire nell’ambito della legalità: “Siamo tutti dei professionisti e l’unica cosa che vogliamo è che ci venga detto una volta per tutte come fare per poter continuare a svolgere il nostro lavoro, per poterlo fare al meglio e nel modo più legale possibile“. Ma l’amarezza per adesso c’è e si mischia anche ad un pizzico di disincanto e timore per il futuro: “L’unica cosa che spero è che ci pensino bene prima di distruggere un settore che negli ultimi 2 anni ha dato da vivere e da mangiare a numerose persone e famiglie“.

Alcuni prodotti alimentari e di cosmesi in vendita nel negozio di Marco Paviotti
Alcuni prodotti alimentari e di cosmesi in vendita nel negozio di Marco Paviotti