auto della polizia

Erano stati girati dei filmini di carattere intimo in cui compariva in contesti intimi con i compagni di classe, ma i filmati e le foto sono finite sulla chat di whatsapp della scuola. È accaduto in una scuola della provincia pavese, dove la questura sta effettuando le indagini del caso per capire chi abbia diffuso i dati e per quale motivo.

Si tratta di un nuovo caso di circolazione di documenti privati a carattere hot. Il caso sfortunatamente più noto in materia è quello di Tiziana Cantone, i cui video hot finirono online. La ragazza, colta dalla disperazione per le conseguenze che la diffusione di quei video aveva causato, si è suicidata nel 2016.

Le indagini per comprendere la diffusione del materiale

La vicenda è emersa grazie alle psicologhe della scuola, che una volta che sono venute a sapere della diffusione dei dati hanno avvisato le autorità. A quanto pare, la ragazza di 13 anni era stata filmata e fotografata mentre era nuda in atteggiamenti intimi con i suoi compagni di classe (va chiarito se ciò è accaduto con il suo consenso o meno). I video sarebbero poi stati pubblicati sulla chat di Whatsapp.

Dopo la scoperta dei video, sono stati convocati i genitori di tutti i ragazzi coinvolti e sono stati informati dell’accaduto gli insegnanti e la Preside della scuola.

Ora è fondamentale capire se le immagini sono state diffuse solo su Whatsapp o se sono state pubblicate anche su altri social o siti internet.

La legge sul revenge porn

Questo caso è ancora più grave per via della minore età della vittima, ma la diffusione di materiale di natura intima senza il consenso del soggetto è sempre un fatto molto grave. Lo scorso anno la Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge che concerne il reato di revenge porn e che prevede che “chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e multa da 5.000 a 15.000 euro.

La stessa pena riguarda coloro che invece il video lo ricevono e lo diffondono a loro volta.