donna che mangia

Il WWF lancia un allarme sulla minaccia costituita dalla plastica che entra nella nostra dieta quotidiana. Ogni settimana ingeriamo 5 grammi di plastica, l’equivalente di una carta di credito, con tutti i rischi per la salute che ne conseguono.

La nostra plastica quotidiana

Parlare di plastica significa parlare di inquinamento dell’uomo. Se non basta per smuovere le coscienze parlare di fauna distrutta, falde acquifere compromesse e animali uccisi dalla plastica, forse può far riflettere il fatto che anche la salute dell’uomo è minacciata. Il WWF ha lanciato l’allarme sulla plastica che entra nella nostra dieta quotidiana attraverso soprattutto l’acqua in bottiglia e quella che beviamo dal rubinetto.

Poi, ci sono il sale, i frutti di mare e la birra tra gli alimenti che ne contengono di più.

Ogni settimana ne assumiamo, di particella in particella di microplastica, 5 grammi, l’equivalente di una carta di credito, attraverso il cibo. A scoprire che siamo invasi dalla plastica anche nella dieta quotidiana sono stati gli scienziati australiani dell’Università di New Castle che hanno redatto una ricerca commissionata proprio dal WWF, No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People. Lo studio pone l’accento anche sul fatto che particelle di microplastica vengono ingerite dall’uomo attraverso l’aria, soprattutto laddove l’inquinamento è maggiore, come nelle metropoli e nelle città, tuttavia, proprio la quantità variabile di inquinamento nell’ambiente circostante fa sì che questo fattore non permetta di affermare con certezza quali sono le quantità di plastica ingerite in questo modo.

frutti di mare
Immagine di repertorio

I rischi per la salute

Lo studio sulla plastica presente nella nostra dieta quotidiana pone l’accento anche sugli effetti che ciò comporta per la salute dell’uomo. Sono ancora in corso le analisi e gli studi sulle conseguenze specifiche della plastica nella nostra catena alimentare, ma questa ricerca ha messo in evidenza che i rischi che comportano per la salute umana i coloranti, i residui dei processi di produzione, gli additivi chimici e i pigmenti che ne sono parte si conoscono già: hanno ricadute sulle funzioni sessuali, sulla fertilità, accrescono l’insorgere di mutazioni e tumori.

Ma, se in tutto il mondo attivisti e amministrazioni più o meno “illuminate” tentano di porre un argine al consumo, specialmente di quella monouso, la produzione di plastica non starebbe diminuendo e anzi, secondo questo studio, nel 2030 si potrebbe arrivare ad un aumento del 40%. Il problema sarebbero proprio i governi centrali che, secondo il WWF, non fanno abbastanza, e i consumatori che, poco consapevoli delle conseguenze che comporta l’uso della plastica, continuano a farne uso.

Come riporta Ansa, Marco Lambertini, il direttore internazionale del WWF, ha spiegato: “Mentre le ricerche indagano sui potenziali effetti negativi sulla salute umana, è chiaro a tutti che si tratta di un problema globale, che può essere risolto solo affrontando le cause alla radice. Se non vogliamo plastica nel corpo, dobbiamo fermare i milioni di tonnellate di plastica che continuano a diffondersi nella natura. E’ necessaria un’azione urgente a livello di governi, di imprese e di consumatori, e un trattato globale con obiettivi globale“.

uomo che beve acqua
Immagine di repertorio