Pakistan, salvi gli italiani travolti da valanga

Sono stati salvati tutti e stanno raggiungendo il primo centro abitato della valle“. L’ha comunicato la moglie di Tarcisio Bellò, capo spedizione del gruppo di italiani travolti da una valanga in Pakistan. Nell’incidente avvenuto a 5300 metri di quota, Bellò ha riportato la frattura di una caviglia e altre ferite, gli altri 3 italiani, Luca Morellato, David Bergamin e Tino Toldo, hanno riportato delle lesioni mentre tra le guide alpiniste pachistane c’è una vittima, Imtiaz, ancora disperso.

Italiani travolti da valanga in Pakistan, il messaggio del capospedizione

Sono tutti salvi gli italiani travolti da una valanga in Pakistan di cui si ha avuto notizia lunedì. Dalle testimonianze dei sopravvissuti, le forti nevicate che si sono abbattute sulle vallate dell’Hindukush negli ultimi giorni avevano messo a dura prova più volte la spedizione. Poi l’inevitabile, la potenza della neve che si riversa giù dalla montagna, inarrestabile e letale. A sopravvivere alla sua furia sono stati tutti e 4 gli italiani della cordata, a soccombere purtroppo è stata una delle guide pachistane che li accompagnava.

A far sentire la sua voce grata è proprio il capospedizione, Tarcisio Bellò, che su Facebook ha scritto: “Ciao a tutti, rispondo qui con un veloce post perché mi sono arrivate tantissime notifiche con tanto affetto. Non credo riuscirò rispondere a tutti, mi scuso. Ora stiamo tutti bene in ospedale a Gilgit. Ringrazio i compagni Tino, David, Luca, Nadeema, Shakeela davvero straordinari. Un dolorosissimo addio all’amico Imtiaz con il quale si parlava di progetti per il futuro e purtroppo perito nell’incidente. Nei prossimi giorni farò un post più descrittivo. Un grande abbraccio“. 



Il capo spedizione: “La valanga? Non un fenomeno normale”

Bellò, raggiunto al telefono da Montagna.tv mentre si trova ricoverato all’ospedale di Gilgit, ha dichiarato: “Stiamo bene, qui all’ospedale ci stanno rivoltando come calzini. Siamo tutti pieni di ematomi, è un miracolo se siamo qui“. L’alpinista infatti tiene a sottolineare la straordinarietà del fenomeno a cui sono sopravvissuti, definendola “non una semplice slavina“. Poi specifica: “Non sono un esperto ma qualcosa di neve ne capisco. E non è stato un fenomeno normale, è venuto giù un fronte di 300 metri. Credo che si siano staccati dei grandi seracchi, sotto la neve, e la caduta di strutture così grandi ha scosso tutta la montagna“. Solo la presenza del satellitare ha permesso la localizzazione degli alpinisti e il loro soccorso.