mezzobusto di conte

Promesse, speranze, voglia di rinnovarsi e rinnovare sé stessi ma soprattutto l’Unione Europea perseguendo un progetto che accresca la fiducia nella stessa da parte di tutti i cittadini. Di fronte alla minaccia della procedura di infrazione, il primo ministro Giuseppe Conte risponde all’UE con pacatezza e con la voglia di collaborare perseguendo un fine comune.

Conte risponde all’Europa

Era il 5 giugno scorso quando dalla Commissione Europea si apriva per l’Italia un nefasto orizzonte chiamato “procedura di infrazione“. Procedura alla quale l’Italia, attraverso le parole di Conte, si oppone senza ricorrere a toni aspri né risentite. Anzi il tono è propositivo e c’è volontà di collaborazione senza farsi però mancare critiche costruttive: tutto questo contenuto nella lettera redatta ieri sera da Conte (qui il testo integrale della missiva), inviata alla fine del Consiglio dei Ministri conclusosi in tarda serata.

La lettera di Conte: 6 pagine di promesse, critiche costruttive e auspici

Sei pagine che potrebbero aprire una nuova fase per i rapporti tra Italia e Ue. I mittenti a cui è indirizzata ovviamente sono più di uno: tutti e 27 gli Stati membri, Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea e Donald Tusk, attualmente Presidente del Consiglio europeo.

La linea di Conte, nei confronti delle dure parole della Commissione Europea che ha gli occhi puntati sul debito crescente dell’Italia, è morbida, conciliante ma al tempo stesso concisa.

È indubbio che l’Italia si dovrà impegnare nel rispetto delle regole europee, tanto quanto appare doveroso però prendere atto di alcune criticità che ora minano la fiducia reciproca tra Stati membri e tra questi e l’Europa. Se Conte infatti è pronto a garantire l’impegno dell’Italia al fine di evitare la procedura d’infrazione allora stesso tempo non è restio a mostrarsi critico e costruttivo nelle sue osservazioni sull’attuale condizione dell’UE.

L’analisi critica dell’UE

Nella lettera di Conte così si legge: “La società civile mostra crescenti segnali di insofferenza, dinanzi ai quali non possiamo rimanere indifferenti; questa insofferenza ha le sue origini nelle politiche di austerità applicate nell’ultimo decennio“, parole di perplessione rivolte all’UE.

E così continua: “Dobbiamo coraggiosamente riconsiderare ciò che fino ad oggi è stato acriticamente accettato, se non in alcuni casi subìto, al fine di evitare che una certa disaffezione dei cittadini verso le Istituzioni europee degeneri in instabilità sociale, con ripercussioni negative sulla tenuta politica dell’intero continente“.

L’impegno dell’Italia

E anche in questo, l’Italia è attante attivo: “Su questi temi l’Italia è pronta a fare la propria parte, per costruire un’Europa più vicina ai cittadini, più forte, più solidale, più giusta“.

Sempre Conte, nella missiva: “Il mio Paese non può essere certo accusato di voler compromettere il progetto europeo. Piuttosto è vero il contrario: intendiamo alimentare questo progetto con nuova linfa. L’Unione europea o riforma sé stessa, con intelligenza e spirito di autocritica, oppure è destinata ad un lento ma irreversibile declino, che potrebbe dissolvere l’originaria prospettiva di pace, democrazia e benessere“.

2 miliardi e prospettive solide per evitare la procedura

Per quanto riguarda poi più nello specifico gli ostici problemi economici che riguardano debiti e bilancio, Conte si muove con esperienza mettendo sul tavolo dell’Europa 2 miliardi di euro derivanti dai fondi ministeriali congelati nell’ultima manovra di governo.

Con lealtà e consapevolezza, esporremo le nostre ragioni, che – ne sono convinto – contribuiranno, se ascoltate senza pregiudizi, a evitare una decisione del Consiglio sull’apertura della procedura per disavanzo eccessivo – scrive Conte – Ho già avuto modo di spiegare pubblicamente come, sulla base delle più recenti informazioni, sia oggi possibile prevedere, per l’anno in corso, un saldo di bilancio sensibilmente migliore rispetto alle previsioni formulate dalla Commissione e dallo stesso Governo italiano nel Programma di stabilità“.

Si respira anche in questa lettera la volontà di “cambiare“, principio già sposato internamente dal governo italiano che intende mutare e migliorare i rapporti con e per l’Ue al grido di poter dare inizio ad una nuova fase costituente.