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Giulio Regeni, a Berlino la lettera dei genitori: “Dichiarare l’Egitto Paese non sicuro”

Pubblicato: 25/06/2019 13:55

Una lettera dei genitori di Giulio Regeni è stata letta a Berlino ai deputati italiani delle Commissioni Esteri e ai loro omologhi del Bundestag tedesco dalla presidente della commissione italiana, la deputata del Movimento 5 Stelle, Marta Grande. Nella lettera, i genitori del ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso a Il Cairo in circostanze ancora da chiarire nel gennaio del 2016, chiedono una netta presa di posizione contro l’Egitto.

La lettera dei genitori di Giulio Regeni

La delegazione italiana si trova a Berlino e domani sarà raggiunta dal presidente della Camera, Roberto Fico. I genitori di Giulio Regeni hanno posto l’accento sulla gravissima violazione dei diritti umani cui è stato vittima il loro figlio: “Chiediamo una verità processuale nei confronti di chi ha deciso sul destino della sua (e delle nostre) vite, di chi lo ha torturato, chi ha sviato le indagini, chi ha permesso e permette tutto ciò. Su Giulio sono stati violati tutti i diritti umani, compreso il diritto di tutti noi ad avere verità. Crediamo che Giulio, sua sorella, i suoi genitori, i suoi amici ed i cittadini debbano potere esercitare il diritto alla verità e ottenere giustizia“.

Il vertice che sta avendo luogo in Germania potrebbe porsi come uno spartiacque rispetto al passato se verranno prese decisioni strategiche dopo la lettura di questa lettera: “Riteniamo sia molto importante l’evento di Berlino, per mantenere la giusta attenzione su quanto accaduto a Giulio (e quanto continua ad accadere a molti Giulio europei e egiziani) e seguiremo con attenzione i passi successivi e le azioni concrete, intraprese verso l’obiettivo della verità e giustizia“. La città di Berlino era particolarmente cara al ricercatore italiano: “Era una delle città del cuore di Giulio, l’aveva visitata più volte, parlando tedesco, nell’estate del 2011, aveva svolto uno stage in un istituto di ricerca. Ora a Berlino, in Marienburgher Strasse, c’è un murales, a lui tristemente dedicato“.

Paola Deffendi e Claudio Regeni si sono poi rivolti ai deputati delle Commissioni Esteri italiana e tedesca chiedendo che venga inviato un segnale forte all’Egitto: “Tramite il presidente della Camera Roberto Fico che ci ha dimostrato fin dal primo istante concreta e affettuosa vicinanza vi chiediamo di non lasciarci soli nella nostra pretesa di verità. Giulio era un cittadino europeo e merita l’impegno di tutte le nostre istituzioni. E questo impegno potrebbe concretizzarsi in azioni urgenti e congiunte: dichiarare l’Egitto Paese non sicuro e richiamare i nostri ambasciatori potrebbe essere un segnale forte di pretesa di rispetto dei diritti umani“.

Un caso di natura criminale secondo il ministro del lavoro egiziano

Solo a gennaio, il presidente della Camera Roberto Fico aveva tuonato contro il Presidente dell’Egitto, Al Sisi, accusandolo di avergli mentito perché non avrebbe mantenuto la promessa di rimuovere “ogni ostacolo” per far sì che si potesse procedere indagando all’interno degli apparati egiziani, dove risiederebbero i veri colpevoli del rapimento, della tortura e dell’uccisione di Giulio Regeni. A maggio, era invece emersa la testimonianza di un uomo egiziano che aveva rivelato di aver sentito un dei 5 ufficiali indagati in Italia ammettere l’omicidio di Giulio Regeni, scambiato per una spia inglese.

Notizia di qualche giorno fa è quella riportata da diversi media italiani che riprendono quanto riportato dal sito Al Bawaba che avrebbe sintetizzato il contenuto di un intervento alla Conferenza internazionale del lavoro a Ginevra del ministro egiziano Mohamed Saafan in cui il politico avrebbe assimilato il caso della morte del ricercatore italiano a un comune caso di cronaca, “un omicidio ordinario che sarebbe potuto accadere in qualsiasi Stato, come gli omicidi di egiziani in Italia o quelli di qualsiasi altra persona di qualsiasi altra nazionalità“.

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Ultimo Aggiornamento: 25/06/2019 14:22