una bambina che si tappa la bocca con la mano

Sconcertante la realtà portata forzatamente a galla da un’inchiesta battezzata Angeli e Demoni. Una realtà oscura di traffici illeciti di bambini che ha coinvolto per anni numerose famiglie che hanno visto sottrarsi i propri figli attraverso perizie, documenti creati dal nulla ad hoc ignari che li stessi sarebbero poi stati ricollocati in affido retribuito ad amici e conoscenti. Un’intercettazione ambientale mette nero su bianco le violenze psicologiche avvenute sui bambini.

L’inchiesta, portata avanti dai Carabinieri di Reggio Emilia ha comportato misure cautelari emesse contro 16 persone tra cui politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Moncalieri, Torino.

Bambini sottratti alle famiglie

Il bersaglio mobile erano le famiglie che per difficoltà economica e non solo, entravano in contatto con una Onlus piemontese che non solo creava dal nulla documenti e perizie che potessero confermare la non idoneità dei genitori in questione a crescere il figlio ma che puntava propriamente ad allontanarglielo. Tolti dalle famiglie biologiche, i bambini veniva ricollocati in nuove famiglie di persone vicine alla Onlus, amici e conoscenti, che dietro lauto compenso otteneva l’affido.

Il lavaggio del cervello con impulsi elettrici e manipolazione psicologica

Attività disumane con più aggravanti. Non solo le figure operative all’interno della Onlus, un insieme di figure specializzate sia in ambito medico che in ambito di assistenza sociale, ricreavano dal nulla i pretesti per poter procedere con l’allontanamento, cosa altrimenti difficile senza prove tangibili di un disagio o di serie problematiche familiari.

“La macchinetta dei ricordi”

L’attività principale verteva sui bambini stessi sottoposti a meri lavaggi di cervello anche attraverso a quella che è stata definita una “macchinetta dei ricordi”, una macchina capace di inviare impulsi elettrici subiti dai bambini utili a distorcere la realtà vissuta, capaci di ricreare nella loro mente un trascorso di violenze in realtà mai avvenute ma che avrebbe reso vivido il falso passato al bambino che inconsapevole avrebbe poi avvalorato la ricostruzione fittizia di un contesto familiare grottesco e disagiato.

L’intercettazione ambientale

Quanto di più terribile: vengono in queste ore a galla i dettagli di questa inchiesta. Particolarmente incisiva e determinate la conversazione che gli investigatori hanno avuto con una delle bambine allontanate dalla famiglia e ricollocate.

Non lo sa il motivo per il quale è stata allontanata dai suoi genitori ma sa perfettamente che c’è stato un momento della sua vita in cui ha dovuto fare i conti con il ricordo forzato di “non volerli più vedere”. Parole estrapolate da un’intercettazione ambientale avvenuta nell’ottobre del 2018. Di fronte a sé, la bimba ha una psicologa che continua a domandarle: “Ma non ti ricordi che hai detto che tuo padre non lo volevi più rivedere? Io ricordo questo“. Parole pronunciate come un mantra volte ad avvalorare la realtà distorta che la bimba avrebbe dovuto fare propria.

Davanti alla reticenza della bambina, la madre affidataria interviene: “Si, hai detto che non volevi vederlo perché avevi paura che ti facesse del male… che si potesse vendicare… o che ti potesse portare via. Ti ricordi la paura che hai sentito? Te la ricordi adesso?”. Manipolazione psicologica che sarebbe stata essenziale quando, in aula, di fronte al giudice, la bambina avrebbe dovuto confermare l’immagine – fittizia – del padre orco. “Quello che tu dirai al giudice il tuo papà non lo saprà, neanche la tua mamma“, la incalza la psicologa.

La manipolazione

Un gioco architettato bene in ogni figura trova il proprio ruolo, anche la psicoterapeuta: “Forse sono io che mi ricordo male, ma quando ti hanno detto che non avresti più visto il tuo papà tu eri contenta, te lo ricordi“.

La bambina però non può confermare la falsità e continua a rispondere di non ricordarsi nulla di tutto questo, fermata però ancora una volta dalla madre affidataria: “Guarda che non c’è niente di male” Perché se tu hai vissuto una situazione che ti ha fatto stare tanto male… d’accordo, tu come bimba puoi dirlo che stai proprio male e che non hai voglia di stare così male“.

L’inchiesta, gli arresti domiciliari e i reati contestati

L’inchiesta condotta dai Carabinieri di Reggio Emilia, sotto coordinamento della Procura del pm Valentina Salvi, ha comportato la messa agli arresti domiciliari di 6 persone e tra queste figura anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti nonché la responsabile del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val D’Enza. A questa misura si aggiunge l’interdizione dall’esercitare la professione per altre 8 persone e due divieti di avvicinamento a minore a carico di una delle coppie affidataria, accusata di maltrattamenti. Si fatica ad elencare i reati di cui, a vario titolo, sono accusate le persone coinvolte nell’inchiesta tra cui frode processuale, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso, lesioni gravissime ai minori e abuso sessuale.