primo piano di niccolo bettarini

È trascorso un anno esatto da quella notte in cui Niccolò Bettarini, figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini, veniva accoltellato fuori dalla discoteca Old Fashion di Milano. 11 coltellate di cui oggi, a distanza di un anno, permangono i segni indelebili sul corpo del giovane che ricorda quei momenti, facendosene forza.

Niccolò Bettarini, l’aggressione fuori dalla Old Fashion

Non morirò senza cicatrici, tutti noi siamo ferite viventi“, sono le parole che fioccano oggi su Instagram, scritte dal pugno di Niccolò Bettarini. Dall’aggressione che ha rischiato di ucciderlo è trascorso un anno esatto e per Niccolò Bettarini così come per tutta la sua famiglia, è difficile se non impossibile dimenticare.

Ripercorrendo brevemente i punti salienti di questa triste e drammatica vicenda, è necessario risalire al 30 giugno del 2018 quando Niccolò Bettarini si trovava con degli amici fuori dalla discoteca milanese Old Fashion.

11 coltellate e 4 condanne

Erano circa le 5 del mattino quando Bettarini jr diveniva vittima di un’aggressione per la quale, nei giorni immediatamente successivi, avvennero 4 fermi nei confronti di 4 ragazzi di età compresa tra i 23 e i 29 anni, alcuni di loro con precedenti penali.

Un’aggressione di cui Bettarini è rimasto vittima nel tentativo di difendere un suo amico, accerchiato e picchiato: “Volevano ammazzarmi perché sapevano chi fossi. Erano 10, ho tentato di difendermi e parare i loro colpi“, raccontava Bettarini a La Gazzetta dello Sport a nemmeno 20 giorno dall’accoltellamento, dopo essere già stato dimesso dall’ospedale dove è giunto in codice rosso per poi essere operato d’urgenza.

Il processo con rito abbreviato

Mentre mi portavano in ospedale – qualche giorno dopo, sempre Niccolò Bettarini a Silvia Toffanin, nello studio di VerissimoContinuavo a ripetermi che non potevo e non volevo morire in quel modo“.

Superato lo shock, le ferite hanno iniziato a cicatrizzarsi mentre parallelamente iniziavano i processi in aula. In principio, lo scorso ottobre, il pm Elio Ramondini aveva chiesto 10 anni di carcere per i 4 aggressori fermati sotto processo con rito abbreviato. Tra questi, sui cui gravava l’accusa di tentato omicidio, c’era anche Davide Caddeo, il primo a confessare di aver sferrato “almeno una coltellata“.

La scarcerazione di Caddeo

La condanna è giunta a gennaio di quest’anno: accolta la richiesta del pm e 4 condanne – tra i 5 e i 9 anni – di carcere per le 4 persone fermate.

9 anni di carcere vennero inflitti proprio a Davide Caddeo, il 29enne che aveva confessato e che per il pm è stato riconosciuto in qualità di esecutore materiale dell’aggressione.

A distanza di pochi mesi dalla condanna però, Caddeo veniva scarcerato: preso in considerazione il passato del 30enne, il gip decise per una pensa che potesse avere una “funzione rieducativa“, facendogli preferire dunque una pena ai domiciliari con l’obbligo di frequentare una comunità che gli permettesse di lavorare e di curare la sua tossicodipendenza.

Caddeo e la lettera di scuse a Bettarini

Gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda risalgono allo scorso 16 aprile quando la cerchia – prima stretta attorno a 4 persone – veniva allargata dal gup Salvini che nel corso delle indagini ha individuato in tutto 9 persone a vario titolo coinvolte nell’aggressione a Bettarini.

E proprio Caddeo, contro il quale Bettarini aveva sfogato tutta la sua rabbia venuto a conoscenza della decisione di scarcerarlo, aveva deciso di scrivergli una lettera per scusarsi. Oggi, di tutta questa turpe vicenda, rimangono gli indelebili segni della violenza sul corpo del 20enne: cicatrici ancora violacee che potranno cambiare il loro colore ma senza scomparire mai.

*immagine in alto: Niccolò Bettarini. Fonte/Instagram (dimensioni modificate)