9 anni fa una piattaforma petrolifera che operava nel Golfo Del Messico perse quintali di petrolio. I delfini e le tartarughe ne pagano ancora le conseguenze.

9 anni fa la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, che operava nel Golfo Del Messico, perse quintali di petrolio. Si trattò forse del peggior disastro naturale che sia mai accaduto nella storia dell’uomo. A distanza di tempo, quella fuoriuscita di petrolio continua provocare vittime.

Sono 279 i delfini che si sono incagliati lungo le coste americane del Sud-Est dallo scorso febbraio, una cifra spaventosa. Solo nel 2% dei casi i mammiferi sono riusciti a sopravvivere.

Gli scienziati del National Oceanic and Atmospheric Administration sono certi che la principale causa della moria di questi delfini sia ancora imputabile a quella devastante e inarrestabile colata di petrolio che finì in mare in quel lontano 2010.

20 aprile 2010: la tragedia

La tragedia avvenne 9 anni fa a causa di un’esplosione avvenuta sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. 11 lavoratori persero la vita a causa dell’incendio e nel mare si riversarono circa 59mila barili. Ogni giorno. Ci vollero più di 3 mesi per arginare la fuoriuscita, ma ormai l’ecosistema era ormai compromesso.

Una catastrofe senza precedenti che si andava ad aggiungere “alla bassa salinità dell’Oceano causata dagli alti livelli di acqua dolce proveniente da fiumi in piena e al canale di scarico della Louisiana” ha spiegato Teri Rowles del Noaa.

Il disastro ambientale del 2010 è infatti la principale causa della morìa secondo il Noaa, che minimizza sull’impatto dell’acqua dolce sui mammiferi. Ad essere colpite non sono stati solo i delfini ma anche le tartarughe, colpite dalla stessa morìa. Ma non finisce qui. Lungo le coste della California, il caldo ha lessato le cozze all’interno del loro guscio.

Il clima sta cambiando: ecco cosa ci aspetta

Tragedie ambientali, surriscaldamento globale, temperature fuori controllo.

Il clima ormai sta cambiando in tutto il mondo e gli esperti di tutto il mondo hanno lanciato l’allarme. La combustione di gas, carbone e petrolio è una delle cause principali di questo cambiamento che ormai sembra inarrestabile.

Dall’inizio della rivoluzione industriale, la concentrazione atmosferica dell’anidride carbonica è aumentata del 40% a causa delle attività umane, la temperatura del mare è salita di 2 gradi e i ghiacciai che fino a qualche tempo fa erano considerati perenni si stanno sciogliendo.

Le prospettive non sono per niente positive e se l’uomo continuerà a sfruttare le risorse del pianeta, c’è il rischio che alluvioni, siccità e ondate di calore, ovvero quei fenomeni che gli esperti di tutto il mondo definiscono eventi estremi, si intensifichino e diventino incontrollabili.

(Immagine in alto: credits by Institute for Marine Mammal Studies)