Caso Orlandi_ ossa in vaticano

Il caso Orlandi in queste ore resta sulla bocca di tutti, dopo che ieri gli operai hanno scoperchiato le tombe trovandole vuote, senza quei resti di Emanuela Orlandi che alcuni si aspettavano di trovare. Appena una settimana fa, l’Ufficio Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato di Città del Vaticano aveva deciso di riaprire 2 tombe all’interno del cimitero teutonico, creando nella famiglia della Orlandi la speranza che le indagini sulla scomparsa potessero arrivare a una svolta.

La posizione del Vaticano

Intanto il direttore editoriale del dicastero per la Comunicazione del Vaticano, Andrea Tornielli, ha commentato quanto accaduto ieri e soprattutto la nuova ondata di “mistero e domande” sulle ossa che invece si sarebbe dovute già trovare in quelle tombe, cioè quelle di due principesse: “Non è giusto parlare del giallo della morte delle principesse“.

Prossimamente, quindi, “Verranno fatti degli accertamenti documentali per capire se nella ristrutturazione negli Anni Sessanta, come è probabile, alcuni resti siano stati traslati in qualche ossario comune“. È probabile che i resti siano stati rimossi già un secolo fa, ma a dare una risposta certa saranno i documenti di archivio conservati dalla Confraternita tedesca che gestisce da oltre almeno sei secoli il piccolo cimitero.

Tornielli però torna poi su ciò che più preme di tutta la storia: “Ma il dato è che Emanuela lì non c’era“.

La decisione comunque di aprire le tombe da parte del Vaticano “ha rappresentato un segno di particolare attenzione e di vicinanza umana e cristiana agli Orlandi“. Ma ci tiene a sottolineare che la decisione non corrisponde ad “un’ammissione da parte vaticana di un possibile coinvolgimento nell’occultamento di un cadavere“.

La Banda della Magliana sa cosa è successo?

Intanto il magistrato Giancarlo Capaldo ha rivelato a L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus, riporta AdnKronos, che “Alcuni della Banda della Magliana sanno cosa è accaduto.

 Nel momento in cui è avvenuto il caso della Orlandi, nel 1983, la Banda della Magliana era molto forte, sostanzialmente la struttura criminale maggiore che esisteva a Roma“. Ritiene quindi che vi sia stata una partecipazione di De Pedis e di alcuni altri personaggi indicati dalla Minardi nella vicenda Orlandi. Questa è la mia valutazione che però non è stata seguita ufficialmente dalla Procura di Roma che ha archiviato il caso. L’archiviazione è sintomo che non c’erano sufficienti elementi per andare avanti, non è sintomo di innocenza“.