volante carabinieri in strada di notte con lampeggiante acceso

All’indomani dalle analisi tossicologiche su Carmelo Ferraro è stata confermata l’ipotesi che il 34enne fosse sotto l’effetto di stupefacenti – nello specifico cocaina e metadone – quando ha travolto e ucciso la giovane Martina Aprile. Oggi l’appello della madre per ritrovare il cellulare che le è stato rubato dopo l’incidente.

Martina, travolta mentre buttava la spezzatura

Era il 15 luglio quando si apprendeva della morte di Martina Aprile, una giovane mamma di 25 anni travolta a Cava d’Aliga, una frazione di Scicli a Ragusa. La donna si trovava in strada, circa alle 2 di notte, insieme ad un collega del ristorante in cui lavorava e stava buttando la spazzatura quando è stata travolta da una Y10 sopraggiunta ad alta velocità, guidata da Carmelo Ferraro.

Martina Aprile è praticamente morta sul colpo: quando i soccorsi sono giunti sul luogo dell’incidente per lei è stato vano qualsiasi tipo di intervento ed è stato possibile constatarne solamente il decesso. Oggi, giorno in cui avverrà il corteo che anticiperà il funerale di Martina Aprile, mamma di un bimbo di 5 anni, arriva anche l’appello della madre.

Rubano il cellulare di Martina, sbalzato via dopo l’incidente

Sembra infatti che proprio dopo l’incidente, qualcuno si sia impossessato e abbia rubato il cellulare di Martina Aprile, sbalzato via nell’impatto con l’auto.

La madre della 25enne chiede che chiunque l’abbia trovato lo restituisca e parla ai microfoni di VideoMediterranea: L’appello lo faccio a chi ha preso il cellulare di mia figlia – tuona la madre – Perché mi è rimasto solo quello. I ricordi di mia figlia, se non ha il coraggio lo porta dai carabinieri, lo porta in qualche bar, io lo vado a prendere. Ma che se lo tengono no – chiosa la donna, in riferimento a chi ha sottratto il cellulare a Martina quando già giaceva a terra – Non è una cosa sua, è una cosa mia.

Il telefono è di mia figlia, è una cosa mia. Ci sono i ricordi di mia figlia, di mio nipote, perché mi devono togliere ancora? Se qualcuno ha il telefonino e ha una coscienza, lo porta dai carabinieri“.