Antonio Stano e un'immagine del video delle percosse subite

A distanza di pochi mesi dalla tragica morte di Antonio Stano, morto per mano di una gang di ragazzini, gli “orfanelli”,  la comunità di Manduria subisce un nuovo colpo. I ragazzi autori della folle violenza a danno di Stano lasciano il carcere per andare in comunità o ai domiciliari.

Manduria, membri della baby gang in comunità

La decisione è stata presa dopo che, lo scorso primo luglio, Remo Epifani, sostituto procuratore, ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Alcuni membri della baby gang, compreso il 23enne Antonio Spadavecchia, hanno lasciato il carcere. 

Per i minori le autorità hanno deciso il trasferimento in una comunità, mentre per Spadavecchia il giudice ha disposto il trasferimento agli arresti domiciliari.

Secondo le motivazioni del giudice questa è la decisione migliore in questa fase della vicenda, anche se la pericolosità di Spadavecchia è stata ampiamente riconosciuta. 

Esclusa la possibilità di inquinamento di prova

Secondo il sostituto procuratore Epifani ora che le indagini preliminari sono concluse non risultano rischi di inquinamento di prova. Video, immagini e chat sono state ampiamente acquisite dagli inquirenti. Per questo motivo anche 6 minorenni saranno trasferiti in una comunità in quanto le esigenze cautelari risultano cessate. 

I ragazzi si trovavano nel carcere minorile Fornelli di Bari, per loro il procuratore minorile Pina Montanaro ha richiesto il giudizio immediato, la prima udienza si terrà il prossimo 20 settembre.

Le accuse sono tortura aggravata, lesioni personali, percosse, molestie, furto, sequestro di persona e violazione di domicilio.

La morte di Antonio Stano

Lo chiamavano “Il pazzo” e lo avevano preso di mira portando Antonio Stano al punto di lasciarsi morire. Gli ultimi mesi di vita di Stano sono stati segnati dall’angoscia e dal terrore di un gruppo di ragazzini e 3 adulti che non hanno trovato di meglio da fare se non vessarlo, picchiarlo e riversare su un uomo solo e affetto da disabilità mentale crudeltà inaudite.

 

Un dolore covato nella solitudine e nella depressione, come raccontato a Mattino 5 da un amico di Stano, Fabio di Noi, “Gli dicevo di lottare, ma non aveva più voglia di vivere”.