un maialino e una scrofa all'interno dell'allevamento

Crudeltà nascoste. Vivere e morire in un allevamento di maiali in Italia“. Agghiacciante la nuova inchiesta portata avanti tra febbraio e aprile 2019 da Animal Equality in collaborazione con il Tg2 all’interno di uno dei tanti allevamenti intensivi di maiali del nord Italia, a Brescia.

Una video-testimonianza di vergogne, disumanità, malvagità: un acuto e disperato grido di dolore nell’omertoso silenzio di una realtà troppo scomoda che si fatica ad udire ma che con il lavoro di Animal Equality oggi rompe l’argine dell’invisibilità.

L’inchiesta di Animal Equality e Tg2 nell’allevamento di Brescia

La vita all’interno degli allevamenti intensivi italiani non è certo la prima volta che diviene oggetto di inchiesta ed investigazione.

Appena la scorsa settimana con vigore si faceva largo la denuncia di Essere Animali, fautori di un’inchiesta all’interno di un allevamento intensivo di pecore di Brescia e oggi, sempre da Brescia, arriva una nuova denuncia che riguarda un’allevamento intensivo di maiali.

L’inchiesta, portata avanti dall’organizzazione internazionale per la protezione degli animali allevati a scopo alimentare in collaborazione con il Tg2, prende in esame le malsane e brutali condizioni in cui vengono a costretti a vivere migliaia di animali all’interno di una struttura fatiscente, pericolante. Con l’inviato Piergiorgio Giacovazzo, Animal Equality ha potuto osservare e documentare gli orrori dell’allevamento descrivendo una situazione atroce di cui i consumatori stessi non sono a conoscenza.

ATTENZIONE: Le immagini presenti nel video possono ledere la sensibilità del lettore

Cadaveri decomposti, maialini moribondi, feriti, coperti di feci

All’interno dell’allevamento sono stati trovati cadaveri di suini, alcuni in decomposizione del tutto abbandonati tra i corridoi della struttura, altri del tutto mummificati, altri moribondi, agonizzanti per le ferite inferte e lasciati in fin di vita, dimenticati.

La situazione all’interno è deleteria: scrofe e maialini vengono costretti a vivere ammassati, l’uno sopra l’altro in gabbie piccolissime tra i loro stessi escrementi, coperti di feci e urine e avvolti da un’aria irrespirabile data anche dalla muffa della struttura.

Una condizione igienico-sanitaria allarmante e disarmante con i suini costretti a nutrirsi da mangiatoie a loro volta ricolme di escrementi e infestate da blatte, topi, vermi.

Infestazioni, stress e aggressività

Topi che scorrazzano tra gli animali con il rischio di trasmettere loro malattie. Nella camera di gestazione invece, le scrofe sono chiuse in pochi centimetri di ferro, sottoposte ad elevato stress che sfocia in aggressività data dalla condizioni esistenziali e che viene riversata sui piccoli, separati subito dalla madre e sottratti dunque al ciclo della natura.

Le violenze degli operatori

Non c’è libertà di movimento, non c’è aria, non c’è dignità ma solamente crudeltà. Una malvagità di cui artefice è l’uomo che si rende anche protagonista di gesti condannabili: come denunciato dall’inchiesta, operatori sono stati visti uccidere i maialini prendendoli e lanciandoli con forza contro un muro o ancora, altri sono stati visti urinare sugli stessi.

Controlli insufficienti: malattie e torture

La salute degli animali non è prioritaria: all’interno numerosi esemplari presentano malattie visibili quali ernie, prolassi, escoriazioni e per terra si scorgono pezzi di membra, testicoli, resti organici e cadaveri. A questo, denunciano gli animalisti di Animal Equality, si aggiungono le torture come le code tagliate, le castrazioni senza alcuna anestesia. I controlli, all’interno della struttura, sono pressoché inesistenti e quello che accade all’interno, senza alcuna denuncia, potrebbe permanere invisibile, sconosciuto.

Se questa è l’eccellenza

Se questo è uno spaccato di atroce realtà all’interno dell’allevamento, è feroce quello che di materializza davanti agli occhi degli investigatori una volta aperta la cella frigorifera dove gli animali, divenuti già merce di consumo, dovrebbero essere conservati prima di essere sottoposti alla catena di trasformazioni che li trasferisce sulla tavola.

Animal Equality denuncia invece il malfunzionamento della cella frigorifera diventata una cassaforte di cadaveri gettati a caso, in avanzato stato di decomposizione. Da sottolineare, come evidenza l’organizzazione, che tutto questo accade nel cuore della Lombardia dove si alleva il cosiddetto “made in Italy” se non proprio la decantata “eccellenza”.

L’esposto in Procura per chiudere l’allevamento

A seguito di quanto documentato, Animal Equality ha presentato un esposto alla Procura di Brescia denunciando il titolare dell’allevamento e chiedendone l’immediata chiusura. “Le nostre immagini mostrano le sofferenze a cui sono costrette le scrofe in gabbia, madri che non possono accudire i propri cuccioli e muoversi liberamente per la loro breve vita – le parole di Matteo Cupi, Direttore Esecutivo di Animal Equality Italia – Le gabbie sono un sistema arcaico e ingiusto, che va dismesso il prima possibile, come stiamo chiedendo insieme ad altri 140 associazioni promotrici della petizione europea End the cage age“.

La petizione per la chiusura dell’allevamento

Di pari passo alla denuncia si muove la petizione lanciata da Animal Equality sul proprio sito e volta non solo a chiudere l’allevamento ma anche a catturare l’attenzione del ministro della Salute Giulia Grillo e del ministro delle Politiche Agricole, Centinaio.

*immagine in evidenza: Il contatto materno, Animal Equality Italia. Fonte/Flickr