bimba vittima di abusi

Come un fulmine a ciel sereno, ieri in giornata era cominciata a diffondersi una notizia positiva nel quadro della drammatica inchiesta sul caso Bibbiano: il ritorno a casa dai genitori di 4 dei 7 bambini coinvolti nel caso. Il ritorno a casa dei 4 minori, però, risale al 27 giugno, giorno in cui oltre a questo atto fu disposto anche il provvedimento cautelare per 17 dei 29 indagati del caso.

Sul caso Bibbiano sono molte le notizie circolate – nonostante la convinzione di molti secondo cui l’argomento verrebbe addirittura “evitato” da media e sinistra italiana – e molte le inesattezze diffuse da giornali e personalità pubbliche.

C’è grande confusione, invece, su come si siano sviluppate le indagini e su cosa ci sia di vero su quanto è stato scoperto finora dalla procura di Reggio Emilia.

Perché la procura ha cominciato ad indagare?

Ciò che, inizialmente, aveva insospettito gli inquirenti era stato un aumento esponenziale degli affidi nel territorio di Reggio Emilia. Intercettando i colloqui con i minori, avevano poi notato che tutte le conversazioni con i bambini sembravano seguire un copione simile e ciò faceva pensare che tutte le denunce di maltrattamenti potessero nascere basandosi su presunti elementi fittizi. Un bambino tolto alla famiglia e dato in affido per traumi subiti viene seguito in un percorso di psicoterapia: le sedute di psicoterapia vengono pagate dalla pubblica amministrazione.

Premesso ciò. si cominci a pensare che dietro agli affidi ci potesse essere la volontà di qualcuno di speculare sulle visite di psicologi e psicoterapeuti, che si scoprì che venivano pagate ai professionisti ben 135 euro l’ora (più di quanto considerato normale nel lettore). Da lì, si arrivò a individuare il caso di 7 minori: si era partiti da segnalazioni di poco conto (una frase detta a scuola, un disegno confuso e sospetto, una denuncia di un parente) e da lì si arrivava direttamente a togliere i bambini alle famiglie.

Dagli psicologi venivano costruiti ad hoc contesti ed elementi “di prova”: le case venivano descritte come disagianti e fatiscenti (le stesse case, durante le indagini, venivano visitate dai Carabinieri e giudicate assolutamente idonee a dei minori), e i disegni dei bambini venivano puntualmente interpretati come prove di abusi subiti. La famiglia veniva sempre giudicata come coinvolta negli abusi, o come connivente o come abusante diretta.

…E allora il Pd?

La procura di Reggio Emilia non ha indagato solo sugli abusi subiti da alcuni bambini, tolti alle loro famiglie di fatto senza motivo e passati per un affidamento difficile. Ad interessare è stata anche la dinamica dell’assegnazione dei fondi pubblici, e qui entra in gioco il Sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti: il politico è infatti indagato per concorso in abuso d’ufficio e di fatto accusato di aver “pilotato” la situazione facendo arrivare sempre i fondi e gli appalti, di modo che i soldi finissero alla Hansel & Gretel Onlus di Claudio Foti. Il procuratore Mescolini ha però giudicato che il coinvolgimento dal punto di vista finanziario di Carletti non comporterebbe però un coinvolgimento negli abusi, in forma di “copertura politica“: ciò significa che non è assolutamente accertato che Carletti si interessasse alla genuinità delle relazioni degli psicoterapeuti, né che cosse a conoscenza di un meccanismo illecito negli affidi.

È tutto vero?

Nel corso delle settimane, alcune notizie hanno perso peso e valore: ad esempio nessuno ha mai usato l’elettroshock o le scosse elettriche sui bambini, come si era detto all’inizio. Pare infatti che sui bambini venisse usato il dispositivo Neurotek, un oggetto utilizzato in ambito di psicoterapia EMDR, non accettato da tutti ma genericamente approvato dalla comunità scientifica. Non viene reputato dannoso, ma alcuni dubitano che abbia un effetto positivo. In pratica, serve a gestire un trauma già avvenuto: si consente al paziente attraverso impulsi ad accomunare il trauma ed il ricordo di esso alla fase Rem del sonno, attenuandoli. In assenza di traumi, non è nocivo: è inutile.

Non è inoltre vero che ci sia un tentativo da parte dei media di insabbiare la vicenda, o di non parlarne: la verità unica e sola è che siamo ancora in fase d’indagine e non è ancora stato neanche lontanamente accertata la responsabilità di ogni singola persona coinvolta. Al contrario di quanto pensato da parte dell’opinione pubblica parlare esageratamente del caso Bibbiano potrebbe portare a gravi conseguenze, tra cui quella di creare problemi e una generica sfiducia nei confronti del mondo dei servizi sociali, che di fatto presenta numerosi professionisti totalmente estranei ai fatti di cui si parla e che opera quotidianamente in modo impeccabile.